Diego De Landa,l’uomo che oscurò la civiltà Maya
Marzo 25, 2008 di paultemplar

Nei vari articoli pubblicati su questo blog,figura spesso il nome del sacerdote francescano Diego de Landa.
Il perché è facilmente intuibile.
De Landa è stato il primo e più importante cronista della civiltà Maya,un testimone che assistette,personalmente,a molte delle cose che descrisse in un’opera fondamentale per capire parte della civiltà del popolo Maya,un libro che prese il nome di Relaciones de la cosas de Yucatan,scritto nel 1566,in parte per testimoniare le cose stupefacenti che aveva visto,in parte per difendersi dall’accusa di incompetenza mossagli quando ritornò in Spagna,dopo aver amministrato parte delle terre conquistate da Cortez.
Una figura che va inquadrata in un’ottica che tenga conto della sua confessione religiosa,della sua cultura e soprattutto della mancanza assoluta di conoscenza della cultura e civiltà di un popolo che per i conquistatori spagnoli valeva meno della vita degli animali delle foreste dello Yucatan,teatro di spaventosi massacri descritti purtroppo,con buon realismo,proprio dal sacerdote cristiano.
Massacri ai quali non fu estraneo lo stesso De Landa;la differenza con quelli ordinati da Cortez stà solo nelle motivazioni e nelle modalità di esecuzione.
De Landa prediligeva gli autodafè,i roghi;Cortez usò tutti gli strumenti più barbari per sterminare i Maya.
E’ proprio in questo libro che conosciamo le atrocità commesse dagli spagnoli,descritte in maniera vivida,senza alcun senso di pietà dal sacerdote;è il caso della descrizione di un gruppo di spagnoli che un giorno decide di verificare la bontà dell’affilatura delle lame delle loro spade:” All’improvviso uno spagnolo (nel quale si può pensare fosse entrato il demonio) trae la spada dal fodero, e subito gli altri cento fanno altrettanto; e cominciano a sventrare, a trafiggere e a massacrare pecore e agnelli, uomini e donne, vecchi e bambini che se ne stavano seduti tranquillamente lì vicino, guardando pieni di meraviglia i cavalli e gli spagnoli. In pochi istanti non rimase vivo nessuno. Entrati allora nella grande casa vicina gli spagnoli si misero ad uccidere, colpendoli di taglio e di punta, tutti coloro che vi si trovavano: il sangue colava dappertutto come se fosse stata scannata una mandria di vacche”
Non è questo l’unico massacro documentato.
In un altro passo,in cui fa capolino un barlume di di pietà,si descrive la barbara usanza degli spagnoli di appendere i cadaveri degli sventurati Maya agli alberi:” un grande albero ai rami del quale un capitano aveva impiccato un gran numero di indiane; e alle loro caviglie aveva appeso per la gola i loro figlioletti.Commisero crudeltà inaudite, mozzando mani, braccia e gambe, tagliando i seni alle donne, gettandole in laghi profondi e trafiggendo con la spada i bambini perché non camminavano abbastanza svelti insieme alle madri. E se gli indiani trascinati con la corda al collo non camminavano abbastanza svelti, tagliavano loro la testa per non fermarsi a slegarli”
Se le descrizioni di De Landa ci permettono di far luce sugli orrori di cui furono vittime gli sventurati sudamericani,dobbiamo altresì riconoscere al sacerdote il merito di aver descritto,con obiettività e con occhio attento,tutte le cose,per lui strane,in cui si imbatteva.
E’ da lui che impariamo a conoscere i costumi variopinti con cui i Maya si vestivano,impariamo a conoscere le costruzioni orgogliose e imponenti che svettavano nella giungla;conosciamo gli usi dei sacerdoti,in particolare il Gran Sacerdote:” avevano un gran sacerdote che deteneva la chiave delle scienze e dava consigli ai capitribù. Le scienze che insegnarono furono il calcolo degli anni, dei mesi e dei giorni, l’organizzazione delle festività e delle cerimonie, l’amministrazione dei sacramenti, i presagi quotidiani, i metodi di divinazione e di profezia, l’insegnamento di rimedi contro le malattie e l’arte del leggere e dello scrivere, usando caratteri e disegni.
Da lui apprendiamo che i Maya erano un popolo pacifico,che era dedito alla caccia e all’agricoltura,anche se utilizzavano in maniera rituale i sacrifici umani.
Fondamentale è la descrizione dell’antica profezia Maya che riguardava la fine della loro civiltà.
La leggenda diceva che sarebbe arrivato dal mare un popolo che avrebbe portato con se un altro Dio,che questi uomini avrebbero avuto la pelle chiara e che avrebbero avuto con se molti cervi.
Facile identificare nei cervi le mucche e i cavalli,animali che i Maya non conoscevano!
Fin qua i meriti del sacerdote,che,come abbiamo visto,descrive con dovizia di particolari cose alle quali ha assistito di persona;il libro è una fonte importante di notizie,che squarciano il velo oscuro che per secoli ha avvolto la gente dello Yucatan.
Velo che lo stesso De Landa ha contribuito,in maniera fondamentale,a creare.
Il luglio del 1562 è una data infausta per la cultura dell’uomo;come nel caso della Biblioteca di Alessandria,nel cui incendio andarono perduti i tesori d’arte e di storia del passato,assistiamo ad un rogo che porta con se quasi tutto ciò che i Maya avevano scritto.
Libri di religione e di storia,di astronomia e di profezie:è l’autodafè,l’atto di fede voluto dal francescano,che considera quegli scritti opera del demonio.
Salvo,e aggiungerei per fortuna,riportarne pezzi nel suo libro,come la descrizione dello stupefacente calendario Maya,preciso fino al bisestile,o anche la descrizione di alcuni geroglifici,particolarmente accurata.
Nel corso dell’autodafè fu vista la gente Maya piangere e lamentarsi,mentre la pira avvolgeva con le fiamme idoli,statue e 25 rotoli di papiro;un genocidio della cultura.
Al suo rientro in Spagna De Landa dovette difendersi,come abbiamo visto,dall’accusa di aver male amministrato la zona dello Yucatan;fu grazie al suo libro e al suo zelo iconoclasta se ciò non avvenne.
Successe viceversa che lo zelante sacerdote ebbe una promozione a vescovo.
La storia di De Landa,del suo libro,vennero presto dimenticate.
Sarà solo nell’800 che riemersero dalle nebbie del passato.
Di tutta la cultura Maya,ci restano tre codici; il codice Madrid, il codice Dresda e il codice Parigi,oltre al Popol Vhu.
Quello che conosciamo di quella straordinaria gente,per ironia della sorte,lo dobbiamo proprio a colui che ne distrusse le testimonianze.
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salve,
Bravo!
Ho letto quanto riguarda Diego de la Landa, personaggio in cui mi sono imbattuto dopo la stesura del mio recente romanzo, APOKATASTSYS, che vi inviterei ad osservare e notare. Sto affrontando alcuni dibattiti, a seguito pubblicazione di questo mio romanzo e mi trovo a difendere la pacificità della cultura Maya, disconosciuta per via dei sacrifici umani (frutto della cattiva interpretazione dell’offerta del cuore a Dio… idibattiti) ed a parklare dell’ignoranza della Chiesa…del tempo, che non sapeva far altro che bruciare!! Galileo si salvò per un pelo, ma la storia a quanto pare non insegna niente. Vi posso dire che, stranamente, l’Anhenerbe nazista aveva studiato il Codice Dresdensus a fondo… Non sarà anche per questo che Dresda fu la cittò più bombardata nel conflitto mondiale???