
Ritratto di Ginevra Benci
Il ritratto di Ginevra Benci,dipinto da Leonardo attorno al 1474-1478,mostra un volto crucciato,quasi imbronciato,di una donna in giovane età,vista dall’artista nel suo stadio quasi virginale,simboleggiato dal ginepro in controluce,e ribadito dal retro del ritratto stesso,sul quale compare la scritta Virtutem forma decorat,la bellezza decora la virtù.
Rimaneggiato probabilmente dallo stesso Leonardo,ci appare privo della parte sottostante e delle mani,che in origine l’artista aveva quanto meno abbozzato.
Leonardo era amico di Amerigo Benci,padre della fanciulla,e volle ritrarla con uno sfondo difficile,con alberi e piante scure,che accentuano il pallore virginale del volto.
Il paesaggio a destra,che si intravede,è tipicamente leonardesco:chiaroscuro e sfumato la fanno da padroni,mentre è possibile apprezzare il riflesso degli alberi nell’acqua.
Il volto,come detto,è sicuramente triste,pensoso.
La ragazza non è bellissima,e più che giovinezza e freschezza,sembra esprimere rassegnazione.
Leonardo usò anche le dita per sfumare il dipinto,prova ne è che le sue impronte digitali sono state rilevate sul frontale del quadro.
Sorprendenti le analogie tra questo dipinto e la Laura di Giorgine,quadro bellissimo del misterioso pittore veneto.
Forse i due si incontrarono,durante la permanenza di Leonardo a Venezia,e Giorgine volle tributare il grande fiorentino con un omaggio alla sua arte riprendendone le tematiche.

La dama con l’ermellino
A lungo si è dibattuto sull’origine di questo capolavoro di Leonardo,cercando di individuare il soggetto femminile.
La dama con l’ermellino,che una scritta apocrifa chiama”La belle ferroviere” era forse la giovane Cecilia Gallerani,amante del duca Ludovico Sforza,che all’epoca del dipinto,steso attorno al 1488-1490,aveva all’incirca 16 anni.
Il volto bellissimo è defilato di tre quarti,e guarda in un punto imprecisato,mentre la luce investe violentemente il volto,che sembra atteggiato ad un fugace sorriso.
L’opera deve essere costata parecchio tempo e pazienza,a Leonardo.A cominciare dalla difficoltà di far sedere in grembo alla ragazza il furetto.
Si,perché è ormai accettato da tutti il fatto che nelle campagne milanesi molto difficilmente sarebbe stato possibile trovare un animale che ama i climi freddi come l’ermellino.
Il piccolo animaletto è dipinto con la solita maestria:lo sguardo furbo,mobile;la ragazza non l’accarezza,limitandosi ad una fugace toccata;Leonardo usò l’animale per il suo valore simbolico.
L’ermellino,generalmente bianco,indicava purezza:e Leonardo stimava tantissimo la giovane Cecilia,donna ammirata non solo per la sua bellezza,ma anche per la sua spiccata intelligenza.
A tal punto da diventare promotrice di un piccolo salotto letterario,al quale partecipava lo stesso Leonardo,in compagnia di un altro grande,Donato Bramante.
Un quadro che non presenta particolari misteri,se non l’identificazione,e che è un esempio del virtuosismo raggiunto dal maestro nella ritrattistica.

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