Francesco Nau,detto l’Olonese,è una delle figure più controverse della storia della pirateria.
Ed è all’origine di numerose leggende riguardanti i tesori da lui depredati nel corso della vita avventurosa che conobbe,dalla sua nascita,avvenuta nel 1634 alla data della sua morte,nel 1671,per mano di un gruppo di cannibali,che mise fine,ingloriosamente,alla sua storia.
L’Olonese è stato uno dei predoni del mare più crudeli e feroci della storia pur sanguinaria della pirateria;dai suoi esordi,al comando di un piccolo e veloce vascello,alla sua impresa più conosciuta,il sacco di Maracaibo,la sua storia personale è costellata da una serie di infami atrocità,compiute non solo ai danni degli equipaggi delle navi predate,quasi sempre spagnole,ma soprattutto ai danni delle popolazioni civili,per le quali non aveva alcun tipo di pietà .

Era un uomo a cui non difettava il coraggio,come dimostrò da subito,catturando una nave spagnola con soli venti uomini e un nemico che lo superava numericamente di 5 volte;o come quando,al comando di una flotta di 8 navi e seicento uomini di equipaggio,osò attaccare la potente Maracaibo,con l’aiuto di Michele il Basco,un altro bucaniere.
Fu proprio a Maracaibo che nacque la sua leggenda;riuscì ad espugnare la città,dopo violenti combattimenti,e a farsi dare un riscatto di 20.000 peso.
Ma non si accontentò,o forse non poteva.
Spinto probabilmente dai suoi uomini,razziò la città,massacrandone la popolazione inerme,e fuggendo con un bottino colossale.
Fu questo atto brutale a segnare l’inizio della fine della sua fortuna.
Dopo aver tentato inutilmente di assalire il porto di Granada,si dedicò a gozzoviglie e nefandezze di ogni genere,sperperando gran parte delle sue fortune.
E la fortuna lo abbandonò del tutto mentre tentava di assaltare Città del Guatemala;respinto,abbandonato da molta parte dei suoi uomini,si avventurò lungo il fiume San Juan,dove si scontrò con una feroce tribù indigena.
Fatto prigioniero,fece da pasto alla tribù,assieme ai pochi uomini rimastigli.
La sua fama crebbe a dismisura per la voce,messa in giro dai compagni di avventura,che avesse sepolto parte del tesoro depredato nel corso della sua vita in un’isola.
A questa caccia al tesoro parteciparono molti pirati e molta gente comune;avventurieri,semplici cercatori di tesori,attratti dal miraggio del leggendario tesoro di Maracaibo.
Ma del tesoro non venne mai ritrovata traccia.
Forse reale,forse solo immaginato da gente attratta dalla sua vita dissoluta,forse reale e sepolto chissà dove.

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