
Per la chiesa cattolica l’esempio di San Francesco,la sua dottrina,fatta di cose semplici,di povertà,di rifiuto del superfluo e di valorizzazione della persona,creò più problemi che vantaggi.
La chiesa sembrava essersi estraniata dalla vita comune,persa dietro falsi ideali,molto lontana dalla chiesa delle povere cose degli sordi.
I palazzi papali erano scintillanti,i vescovi e i cardinali vivevano vite poco consone al loro ministero,così come anche nelle piccole parrocchie qualche prete violava i principi della dottrina.
Nacquero così numerose sette ,ispirate spesso proprio da ex sacerdoti cristiani,disgusati dal cattivo esempio della chiesa di Roma,o semplicemente in disaccordo con la dottrina ufficiale.
Uno dei movimenti più importanti,alternativi alla chiesa di Roma fu quello degli Apostolici,fondato da Gherardo Segarelli;in pratica questo movimento non si discostava di molto da quello francescano,visto che predicava povertà,uguaglianza e fratellanza.
Predicava però l’amore libero,la disobbedienza al papa di Roma,cose assolutamente non tollerate dalla dottrina ufficiale.
Contro Segarelli venne mandato un piccolo esercito,che lo catturò e lo arse sul rogo.
Tra i seguaci di Gherardo c’era un frate di nome Dolcino,di cui non conosciamo ne le origini ne la data i nascita.
Dolcino,uomo umile e dalla parlata magnetica,era stato tra i promotori della predicazione di Gherardo;era riuscito miracolosamente a scampare alla cattura,e si era rifugiato nella vicina Dalmazia,in compagnia della sua bellissima compagna Margherita,donna dal grande fascino,e di Longino,suo fido braccio destro.
Dolcino ritornò in Italia e riprese la sua predicazione,che ben presto venne vista con sospetto dal clero.
Che non agì immediatamente.
Dolcino commise un errore gravissimo;nelle sue predicazioni non si limitò a proporre il suo modello di fede,ma iniziò ad attaccare anche l’ordine feudale,dando così una connotazione anche politica alla sua predicazione.
I feudatari capirono la minaccia insita nelle parole del frate,e,in comune accordo con Papa Clemente V,misero immediatamente su un vero e proprio esercito per fermare la massa dei “rivoltosi”,che probabilmente era composta da migliaia di persone.
Contemporaneamente il papa promulgò una bolla con la quale rimetteva i peccati di coloro che avessero impugnato la spada in difesa della vera dottrina.
Nel 1307 l’esercito,guidato dal vescovo di Biella Raniero,distrusse quasi totalmente la massa de contadini,artigiani e poveracci che componeva la sgangherata armata di Dolcino.
Quasi tutti vennero massacrati,con l’eccezione del frate,di Margherita e di Longino.
Dolcino e i suoi compagni di sventura,dopo un processo sommario,vennero condannati al rogo per eresia;Margherita e Longino vennero arsi vivi vicino Biella,sul greto di un torrente che scorreva a poche centinaia di metri dalla città.
Lo sventurato frate fu costretto ad assistere all’esecuzione,durante la quale non smise mai di rincuorare l’amante e il compagno di predicazione.
La sua sorte,invece,fu ancora più dura.
Da Roma arrivò l’ordine di giustiziare il frate dopo la tortura,a perenne monito del pericolo che correva chi andava contro la dottrina della chiesa.
A Dolcino,nel corso dele tremende sedute di tortura,vennero strappate le dita,il naso e i genitali.
Dopo di che venne inviato al rogo.
Lui sopportò tutto con stoicismo,senza gridare e senza chiedere pietà.
Salì sul rogo per mano di papa Clemente V,lo stesso papa che mandò al rogo Jaques de Molay e Geoffroy de Charny,gli ultimi maestri templari.
L’eresia dolciniana,lungi dall’essere stroncata,prese più vigore,anche se i suoi fedeli divennero più cauti.
Ancora oggi sono numerosi i seguaci del predicatore che ebbe il trto di dichiarare che gli uomini sono tutti uguali,e che Cristo era nato povero e morto povero.
Un destino che avrebbe condiviso con molti altri predicatori,passati alla storia come “eretici”














la rivolta al potere a quei tempi rimaneva sempre entro un ambito religioso, oggi finalmente si può affrancare da esso. Fra Dolcino però rimane comunque nel mio cuore