
Jean Louis Jerome-Frine davanti ai giudici
Una bellezza leggendaria,tanto da aver colpito al cuore il più grande degli scultori greci dell’antichità classica,Prassitele.
Una bellezza così sfolgorante da essere assimilata,dai suoi contemporanei,a quella della dea Afrodite.
Frine era la donna più ammirata dei suoi tempi,e finì per diventare la modella sia di Prassitele che di Apelle,il pittore caro agli dei,colui che un giorno dipinse un quadro con dell’uva così realisticamente che uno stormo di uccelli si fermò per beccarne gli acini.
Nata nel 360 Ac in Beozia,Frine giunse ad Atene,dove si mise immediatamente in mostra,e non soltanto per la sua bellezza.
In città la sua grande capacità e proprietà di linguaggio,le sue doti di intrattenitrice,divennero proverbiali,tanto che la fama della cortigiana crebbe i maniera esponenziale.
Con la fama,arrivò anche la ricchezza,che le permise di scegliersi gli amanti che preferiva.
Plutarco racconta che era così ricca che si fece scolpire una statua,a grandezza naturale,in oro;un’esagerazione,probabilmente,ma che rende la misura della sua fama e della sua ricchezza.
Tuttavia,la sventura era dietro l’angolo.
E si presentò sotto forma di un processo per empietà.
Pare che Frine,in combutta con alcuni uomini e donne della città,avesse creato un’associazione segreta dedita a riti orgiastici e al culto di una nuova divinità.
Così Frine venne processata,e sarebbe stata condannata di sicuro a morte se il suo difensore,Iperide,non avesse avuto un lampo di genio.
Si avvicinò alla cortigiana e le strappò un lembo del vestito,scoprendone il seno;ecco come racconta l’episodio Mercier de Compaigne
“questo spettacolo inatteso produsse in tutta l’assemblea una specie di delirio; sembrò di vedere Venere stessa, che sotto spoglie mortali aveva lasciato Cipro e Amatonte per ricevere l’omaggio dei Greci e chiedere la grazia per l’accusata. La gravità dei giudici lasciò il posto al fascino vincente
della meraviglia, del piacere e dell’ammirazione. La bocca non trovava l’espressione per rendere il sentimento, ma il silenzio e l’avidità degli sguardi, un grido generale di simpatia e di compassione – tutto completò il trionfo di Frine. Era supplicante, piangente, curva sotto il peso dell’accusa: ma compare un seno, ed ecco che torna la speranza, lei comanda da padrona, sottomette chiunque posi gli occhi su di lei: “E bene, aggiunge il suo difensore, approfittando del successo del suo stratagemma – se lei è colpevole, chi di voi, Ateniesi, oserà condannare a morte ciò che la natura ha fatto di pià bello? Osate guardare colei di cui volete versare il sangue, e se ci riuscite, dimenticate di essere uomini.” Così disse, e l’Aeropago, dimenticando il suo carattere
augusto, riacquistò unanimemente il senso di umanità. Frine fu dichiarata innocente e portata in trionfo.
Nulla si sa della sua vita successivamente al processo,se non una serie di maldicenze,alcune legate all’indubbia perfidia con cui trattò molti uomini.

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