
Dipinta su una piccola tavola in legno di pioppo,la Gioconda guarda con il suo strano sorriso verso un punto indefinibile.
Donna,uomo,androgino,femminino esaltato dalla tecnica prodigiosa di Leonardo.
Forse niente di tutto questo,o forse omaggio alla bellezza in quanto tale,il ritratto della Gioconda è il più studiato,più amato ma anche deriso e caricaturato dipinto di sempre.
Forse rappresenta Madonna Lisa Gherardini moglie di ser Francesco del Giocondo,come sostiene il Vasari,o forse Caterina Sforza,come sostengono alcuni storici;forse è un autoritratto di messer Leonardo da Vinci,un omaggio alla metà femminile dell’uomo.
Probabilmente non lo sapremo mai.
Sappiamo che è stato dipinto attorno al 1500,in due o te anni,e che Leonardo rimase per sempre legato a questo suo strano,meraviglioso dipinto,e che da esso non si separò mai.
Lo portò con se anche nel suo ultimo rifugio,ad Amboise,nel castello di Francesco I,che lo adorava a tal punto da vegliare amorevolmente sui suoi ultimi anni di vita.
Un quadro che è un enigma,sia come raffigurazione,sia come idealizzazione della figura femminile,inserita in un contesto arcano,con alle spalle una valle e un paesaggio che appaiono sospesi nel tempo,un tempo senza tempo,irreale.
Appoggiata ad una quasi invisibile balaustra,tra due colonne,la Gioconda sembra sorridere,ma di un sorriso invisibile come l’animo umano.
Chi può dire se il suo sia uno sguardo triste o allegro,malinconico o pensieroso?
Secondo il Vasari,Leonardo si circondò di musici durante le lunghe giornate di posa,con la modella impaziente e lui,tenace e assoluto perfezionista,a modellare,cambiare e poi ricambiare i colori,le tonalità,alla ricerca della perfezione,da lui sempre inseguita in qualsiasi occupazione.
Le mani leggermente gonfie,il viso tondo,sembrano appartenere ad una donna in attesa di un bimbo;e forse Leonardo ha voluto raffigurare,così,il senso di mistero,di attesa che una futura nascita induce nei lineamenti della donna.
Ipotesi confermata dalle recenti radiografie del quadro,che hanno evidenziato come in origine nel quadro ci fosse un sottile velo di mussolina,che le donne del 500 usavano quando erano in attesa di procreare;e che ha evidenziato i vari pentimenti del pittore,le sue brusche marce indietro,alla ricerca della perfezione visiva.
La gioconda divenne famosa quando Leonardo era ancora in vita.
Beatrice d’Este,che vide il ritratto,chiese inutilmente al grande maestro qualcosa di simile che la ritraesse,ma Leonardo,genio totale,incostante,non la accontentò mai.
Alla morte di Leonardo,il quadro divenne di proprietà di Francesco I,che lo aveva pagato,con Leonardo in vita,una cifra enorme,4000 ducati.
Nel 1911 un italiano,Per uggia,che aveva lavorato al Louvre,sottrasse il dipinto e se lo portò in Italia,dove tentò inutilmente di venderlo.
Rintracciato nel 1913,fu arrestato e condannato ad una pena tutto sommato lieve:14 mesi di carcere.
Il dipinto tornò in Francia,accolto con tutti gli onori dal presidente francese e dal parlamento.
Durante la guerra,prudentemente,fu nascosto in un luogo sicuro.
In seguito,per proteggerlo dai pericoli derivanti dai vandali,venne applicata una lastra di vetro protettiva,collegata con un allarme.
Oggi è una delle opere d’arte più viste,e occupa un posto a se stante nelle collezioni,pur ricchissime,del Louvre.

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ULTIMO AGGIORNAMETO: ECCO PERCHE’ LA GIOCONDA E’ CATERINA SFORZA
Vorrei portare un contributo e qualche certezza in più per riuscire a sciogliere finalmente il mistero che avvolge da 500 anni il capolavoro di Leonardo la Gioconda; tanti studiosi lo hanno affrontato, anche in recenti convegni, con molta superficialità e senza il conforto di alcuna prova e, a volte, neppure da indizi informali.
Ritengo che sia giusto parlare e animare il dibattito almeno sulla base di qualche certezza o indizio concreto o altrimenti sposare l’atteggiamento del Prof. Carlo Pedretti che nel suo recente libro “Leonardo& io” ha preferito tacere sul tema “Identità della Gioconda”.Vorrei qui proporre, seppur in sintesi, una tesi che si basa su alcuni elementi tangibili come il foglio 385 dell’Ambrosiana. In questo foglio, come ebbi a scrivere sul mio “Gioconda: il volto e l’anima” del 2006, ed. Aisthesis, sono presenti alcuni elementi che ci portano alla Gioconda e possono aiutarci ad individuare la sua vera identità. La conclusione a cui è possibile oggi pervenire, partendo da tali basi, è che la Gioconda può essere Bianca Sforza o Caterina Sforza, l’indagine seguente ha esaminato queste due possibilità e trovato alcuni elementi che possono determinare una scelta precisa. Se nel 2006 ero più propenso a vedere nella Gioconda il volto di Bianca, la figlia primogenito di Ludovico il Moro, oggi, dopo ulteriori studi e il ritrovamento di altri elementi indiziari, la mia opinione è orientata verso Caterina Sforza per queste sono le principali motivazioni: -Leonardo ebbe varie occasioni per incontrare e conoscere Caterina ipotesi confermata dallo stesso Prof. Pedretti sul suo recente libro.-La datazione del foglio 385 che potrebbe determinare la prova più importante per tale attribuzione di identità (secondo alcuni studiosi potrebbe risalire al 1487 cioè l’anno della visita di Caterina a Milano e l’anno prima dell’uccisione di Girolamo Riario, secondo altri al 1495/96: nel caso la datazione fosse questa allora si potrebbe pensare a Bianca Sforza assassinata nel 1496.(in ultima ipotesi si potrebbe trattare nuovamente di Caterina che si sposò proprio in quell’anno con Giovanni de Medici)-La possibilità che il De Beatis, segretario del cardinale D’Aragona, quando scrisse dell’incontro in Francia fra lo stesso Cardinale e Leonardo, abbia ingenuamente o volutamente frainteso le parole pronunciate da Leonardo quando parlò di certa donna Fiorentina legata ad un Medici. Era infatti plausibile che trattandosi di Caterina fosse stato utilizzato da Leonardo un linguaggio pieno di sottintesi e di ironia per celare volutamente la realtà e le vicissitudini drammatiche, ben conosciute dai due testimoni, di Caterina che sposando Giovanni De Medici, in terze nozze, divenne donna fiorentina e membro della famiglia.-Molto importante fu il legame comune, di Caterina e Leonardo, con Galeazzo di Sanseverino.-Grande il legame fra Leonardo, la Romagna e Imola per la quale Leonardo effettuò notevoli lavori di ristrutturazione del castello e della città. Imola era legata ai Riario e a Caterina come i castelli di Forlì e dintorni. Lo stesso Galeazzo di Sanseverino, marito di Bianca, per via paterna, era legato a Imola.