
Con la storia di Clemente V inizia un ciclo di piccoli articoli dedicati all’Ordine dei Cavalieri del Tempio,i Templari.
Sono storie di eventi e personaggi che hanno avuto un ruolo preminente nella storia bicentenaria dell’Ordine,misteri e leggende legate ad un gruppo di monaci cavalieri che ancora oggi rappresenta un’enigma per gli studiosi.

C’è una storia della chiesa poco conosciuta,se non dagli storici,dagli studiosi,dagli appassionati;da addetti ai lavori,in definitiva.
Questa storia è fatta di personaggi dalla moralità dubbia,gente infida e simoniaca,opportunisti,che arrivarono a ricoprire incarichi importanti in un’istituzione fondamentale,come la chiesa cattolica,che in 2000 anni ha controllato,spesso manovrato,fede e coscienze.
Una delle persone più discusse e discutibili,che arrivò ad essere papa,grazie alla simonia e all’appoggio di un altro losco figuro del medioevo,Filippo IV detto il Bello,è Bertrand de Got,che salì sul trono d Pietro con il nome di Clemente V.
I brevi cenni storici antecedenti alla sua elezione ci dicono che nacque in Gironda,in Francia,nel paese di Villandraut nel 1260.
Divenne vescovo di Comminges,subito dopo aver finito gli studi canonici,carica che ricoprirà dal 1295 al 1299.
Nel 1305 ecco il grande salto.
Filippo IV,detto il Bello per quelli che erano i canoni estetici dell’epoca,ma che passerà alla storia con il soprannome di re falsario,fu l’artefice principale della sua elezione.
Era da poco morto Bonifacio VIII,un altro papa dalla figura morale assolutamente deprecabile;nemico giurato del re francese,aveva tentato di opporsi alla legge che toglieva alla chiesa i beni posseduti in Francia,ed era stato dapprima catturato e rinchiuso ad Anagni,ed in seguito,malmenato e deriso,era morto di crepacuore nel 1303.
L’elezione del francese Bertrand de Got era stata fortemente voluta da Filippo,che aveva bisogno di uomini di fiducia all’interno della chiesa,che controllava,comunque,un esercito di fedeli e credenti,che avevano un peso politico non indifferente.
Clemente V salì al trono di Pietro sapendo,da subito,di essere semplicemente un fantoccio nelle mani del re di Francia.
E come tale si comportò.
La prima infamia la commise trasferendo la sede papale da Roma ad Avignone,dove,sotto lo stretto e rigido controllo del re di Francia,fini per abdicare anche al poco potere che forse avrebbe potuto esercitare.
Era l’inizio della cattività avignonese,con evidente riferimento al periodo di prigionia degli ebrei a Babilonia;Roma,che viveva in pratica di luce riflessa grazie alla corte papale,decadde da città di primaria importanza al rango di cittadina di provincia.
La politica della chiesa divenne la politica di Filippo IV,che dispose del pontefice nel modo che più tornava utile.
E Clemente V diventò utile quando,nel 1307,il re Filippo decise di annientare il potente e secolare ordine dei cavalieri Templari,rei di essere uno stato nello stato,ma sopratutto rei di essere creditori del re per somme ingenti e di essere padroni di enormi ricchezze.
Nel 1310 Clemente V convocò 300 vescovi a Vienna,dove tenne un concilio,nel corso del quale mosse le prime accuse formali ai Templari,senza però convocare nessuno di loro,non permettendo di fatto una minima difesa da parte dell’ordine.
Sempre spinto da Filippo,che aveva urgente necessità di mettere le mani sull’oro templare,Clemente emanò la bolla Vox in excelso,un capolavoro d’infamia nella quale dichiarava che pur non essendoci prove tali da permettere una condanna dei Templari,riteneva che l’ordine aveva macchiato il suo nome in maniera vergognosa,e che si correva il rischio che i beni dei templari finissero dispersi.
L’ordine venne di fatto soppresso e si aprì il processo.
Non mi dilungo su di esso,visto che sarà uno dei prossimi argomenti che tratterò.
Il processo ai Templari ,ben pilotato da Filippo,ben controllato dalla sua anima dannata,Nogaret ed in fine ben protetto da Clemente V,si concluse con la condanna dei Cavalieri e al soppressione dell’ordine.
L’ignobile processo ai templari non fu l’unica infamia perpetrata da Clemente V;nel 1307 aveva mobilitato l’inquisizione sulle tracce di Fra Dolcino,un umile frate che aveva fondato una setta eretica,che predicava e metteva in atto molti degli insegnamenti di San Francesco.
Dolcino,catturato,venne arso sul rogo dopo essere stato selvaggiamente torturato per ordine di Clemente,che fece altresì bruciare come eretici la stragrande maggioranza dei suoi seguaci.
La storia poco edificante di Clemente V si conclude subito dopo il rogo che arde i maestri templari De Molay e De Charny,con modalità che hanno dell’incredibile.
La leggenda narra che De Molay,sul rogo,lanciò un’oscura maledizione,che diceva più o meno:
“Clemente,Filippo,Nogaret,io vi intimo a comparire,entro un anno da oggi,davanti al grande giudice”.
Mai parole furono più profetiche.
Il primo a morire,in circostanze oscure,fu Nogaret;il 20 aprile toccò a Clemente V,che morì,secondo le cronache dell’epoca,diventando nero e gettando sangue dalla bocca,probabilmente avvelenato da uno dei suoi numerosi nemici.
L’ultimo a morire fu il re falsario,Filippo.
Venne disarcionato da un cinghiale durante una battuta di caccia,e morì per le ferite riportate.
Tre morti molto sospette,che danno da pensare.
Escludendo il fascino sottile della maledizione,è facile ipotizzare una vendetta organizzata dai cavalieri templari superstiti.
Con la morte di Clemente non si concluse la cattività avignonese,tutt’altro;nel 1378,le conseguenze della dissennata politica di De Got si concretizzeranno nello scisma avvenuto durante il regno temporale di Urbano VI.

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