
Alle volte si diventa archeologi per puro caso,o per un colpo di fortuna.
O anche semplicemente per la passione per le antichità,o per tentare in qualche modo di diventare famoso,ergersi sulla mediocrità.
Hiram Bingham mise assieme tutte queste cose,e ottenne quello che voleva,fama e fortuna.
Una vita fortunata anche dal punto di vista strettamente personale,la sua.
Studente a Yale,conobbe una erede della fortuna Tiffany,e la sposò.


Dopo di che,diventato professore universitario,decise di andare in Sud America per scrivere un libro di viaggi.
Per far ciò,iniziò ad annotare su un taccuino tutto ciò che trovava sul suo cammino:disegnò piantine,schizzi di monumenti,mentre contemporaneamente,prendeva misure di tutto ciò che riteneva importante.
Una cosa in particolare catturò la sua attenzione.
Si raccontava che le ultime genti Inca ,un piccolo gruppo di nobili e sacerdoti di Queatzcoatl, per sfuggire al massacro degli spagnoli,si fosse rifugiato sulle Ande,nella città di Vilcabamba,a nord di Cuzco.

Vilcabamba,nelle cronache,era descritta come una città ricchissima,con oro dappertutto,fin sui tetti delle case,che ne venivano rivestite completamente.
Bingham iniziò a studiare con attenzione antiche carte e piantine:si convinse ben presto che avrebbe trovato la leggendaria Vilcabamba nella zona di Espiritu Pampa;così organizzò una piccola spedizione e mosse verso quella località.
Dopo tre settimane di viaggio,si imbattè in un campesino,che gli parlò di una piccola roccaforte a 2700 metri di altezza,chiamata dai locali Machu Picchu,
Bingham fotografò le stupende rovine di quella che era una delle località più belle del grande regno degli Incas,ma da inesperto non ne capì immediatamente l’eccezionale importanza.
Così,lasciati due elementi della spedizione a cercare di ripulire l’insediamento,proseguì verso l’interno,attraverso l’impenetrabile giungla che copriva le gole della montagna.


Ma della agognata Vilcabamba,la mitica città coperta d’oro descritta dalle cronache dei conquistadores nemmeno l’ombra.
Tornato deluso a Machu Picchu,rimase di stucco nel vedere la zona completamente libera da detriti,e restituita al suo antico splendore.
Forse era proprio quella Vilcabamba,la mitica città dell’oro.
Da quel momento Bingham prese a promuovere la sua scoperta,che però suscitò inevitabili invidie e molti sospetti.
La mancanza di oro crea maldicenze,qualcuno sospetta che abbia tenuto per se il presunto tesoro trovato.
Cos’ Bingham è costretto ad andare via.


Tutti gli ultimi anni della sua vita furono dedicati al tentativo di convincere il mondo dell’archeologia e degli storici della scoperta della leggendaria Vilcabamba.
Ma lo studioso morirà senza sapere che in realtà Vilcabamba era effettivamente Espiritu Pampa,e che la città tanto cercata era a due passi,nella giungla.
Con la fortuna dei principianti,aveva restituito alla storia un posto segreto,la cui memoria era perduta da oltre quattro secoli.





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