La mappa di Vinland
Aprile 26, 2008 di paultemplar

Un libro,Relazione tartara,l’uomo che l’ha scritto,Giovanni Pian del Carpine,una mappa,un erudito sacerdote del XX secolo;e un mistero contenuto nella mappa che fa ammattire gli studiosi.
Ingredienti di un tipico mistero insoluto,uno di quelli che costringerebbe a rivedere la nostra storia,e che dimostrerebbe,in maniera inconfutabile,che l’America la scoprirono i Vichinghi,almeno 50 anni prima di Colombo.

Giovanni da Pian del Carpine
Andiamo per ordine.
Negli anni 50,in una biblioteca privata,viene rinvenuto il libro di Giovanni Pian del Carpine,frate francescano,uno dei primi seguaci di San Francesco,ma soprattutto uno dei primi ad arrivare alla corte del gran Khan dei Mongoli.

Il sacerdote scrisse una relazione di quello che aveva visto,importante dal punto di vista storico per capire usi e costumi della gente mongola.
Una delle copie,aperta casualmente come già detto negli anni 50,conteneva all’interno un’antica pergamena,con disegnata,inequivocabilmente,una parte della terra,tutta la parte fino ad allora conosciuta,con la Groenlandia in primo piano,e a sud ovest della stessa una terra chiamata Vinland,scoperta dai Vichinghi nel corso delle loro esplorazioni;
Vinland,la terra del vino,era stata chiamata così in seguito alla scoperta di piante di uva da parte di un uomo della spedizione di Leif Erikson,su una porzione di terra dell’America settentrionale,corrispondente all’odierno Labrador.
La pergamena,oltre alla descrizione di Vinland,recava disegnata l’ubicazione delle leggendarie terre scoperte da San Brandano durante le sue esplorazioni;si trattava quindi di una mappa importantissima,perché confermava di fatto non solo i viaggi dei vichinghi verso l’America,ma anche l’esistenza reale di molte delle isole toccate dal santo navigatore durante i suoi viaggi,e considerate fino ad allora parti della fantasia.

Particolare della pergamena
La mappa e il libro vennero messi all’asta,ed offerti dapprima al British museum,che rifiutò di acquistarli non potendo sapere l’esatta provenienza,e in seguito acquistati da un italiano Ferraioli,che cedette il tutto ad un libraio,Witten,che aveva la sua libreria nel Connecticut.
Costui,con un amico bibliotecario della Yale University,studiò a lungo il testo,scoprendo che le tarme avevano bucato alcune pagine del testo,e che i buchi corrispondevano a quelli trovati in un altro libro,lo Speculum Historiae di Vincent de Beauvais,un antico testo medioevale,segno che i due libri provenivano da un’unica rilegatura.
La Yale a questo punto acquistò,per una somma considerevole,il volume e la mappa,e nel 1965 pubblicò un libro,La mappa di Vinland e la relazione tartara,nel quale sosteneva non solo l’autenticità del documento,ma rivendicava al vescovo cattolico Eric Gnupsson la paternità della scoperta della terra,avvenuta durante un suo viaggio.
La mappa venne avallata come autentica da numerosi studiosi.
Fino agli inizi degli anni settanta quando Walter McCrone del McCrone Research Institute di Chicago,esperto di studi al microscopio,non scoprì nell’inchiostro usato per la scrittura,tracce di anatasio,una delle tre forme minerali dell’ossido di titanio,utilizzato nella scrittura in epoche posteriori al 1900.
Questa scoperta inficiava del tutto la genuinità della mappa.
Facciamo un passo indietro e parliamo di McCrone;pur essendo considerato un’autorità nel campo delle ricerche al microscopio,è stata una delle personalità più discusse in campo storico,soprattutto dopo aver ispezionato la Sacra Sindone,la reliquia tanto discussa e bollata dallo stesso studioso come un falso medioevale.
Ma Mc Crone ha sempre sostenuto,in assoluta minoranza in campo scientifico,che la Sindone è un dipinto;questo sempre in base alla sua esperienza di studioso del microscopio,esperto in inchiostri.

La mappa di Canerio,1503
Ben presto le polemiche sulla mappa si arroventarono,tra sostenitori dell’antichità della stessa e sostenitori del falso.
Una diatriba che sembrava arrivata ad un punto fermo quando qualche anno fa una studiosa pubblicò una relazione nella quale attribuiva la fabbricazione del falso al sacerdote francescano Joseph Fisher,esperto di inchiostri e dotto bibliografo.
Secondo la studiosa, Kirsten Seaver,la mappa era stata creata ad arte dal sacerdote utilizzando una pergamena ricavata proprio dal libro,come del resto certificato dall’analisi al carbonio 14,che aveva datato la mappa,nella sua componente cartacea attorno al 1420-1450.
Padre Fischer, sempre secondo la ricercatrice, avrebbe creato la mappa in preda ad una profonda depressione, dopo la sfiducia di alcuni accademici suoi rivali, avvenuta negli anni 30.
Il che non dice nulla sulle vere motivazioni,ma ne accampa una abbastanza fumosa.
Nonostante le prove a favore di una costruzione artefatta della pergamena,il mondo scientifico continua a dibattere ancora sulla veridicità della stessa;anche se ormai buona parte del mondo degli studiosi propende per una effettiva scoperta dell’America da parte dei vichinghi.
La storia,quindi,più che nei laboratori delle università si trasferisce sul campo,alla ricerca di manufatti archeologici che testimonino la presenza di insediamenti vichinghi in America.
Al solito,la parola è alle vanghe.

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