Foto archivio Misteri d’Italia
Due protagonisti diversissimi tra loro in una vicenda che sconvolse l’Italia nel 1971:una graziosa e ricca ragazzina di tredici anni,Milena Sutter ed un rampollo di una famiglia benestante,Lorenzo Bozano,uno sbandato con poca voglia di lavorare,ma amante della vita facile.
Lei,Milena,è figlia di un industriale svizzero della cera,Arthur Setter.
Lui,Lorenzo,ha una parentela con gli armatori Costa;suo padre è un funzionario in pensione,con il quale ha un pessimo rapporto.
I motivi sono da ricercarsi in una precocissima sensualità del giovane,che sin da ragazzino insidia un’amichetta,tanto da essere beccato dal padre della piccola durante un rapporto sessuale con essa.
Il padre della ragazzina si rivolge al signor Bozano,lamentandosi per l’accaduto.
Il quale,stanco di vedere un figlio scioperato come il suo rubare,mentire e mostrare poco interesse per il rispetto delle regole,decide di denunciarlo ai carabinieri.
Lorenzo finisce in riformatorio,rimanendoci qualche mese.
Uscito,viene nuovamente fermato per il possesso di una pistola.
Proseguirà la sua carriera di ladro in erba rubando e saccheggiando la biblioteca paterna,reato per il quale sconterà un anno con la condizionale.
Và a vivere con la madre,separata da suo padre,ma anche quà trova il modo per mettersi nei guai.
Insidia la sorellastra,nata dalla relazione della madre con l’attuale convivente.
Riuscirà a scansare la galera grazie al ritiro della denuncia da parte della madre,che,stranamente,gli sarà sempre vicino,difendendo quel figlio scapestrato anche nel proseguo della sua carriera criminale.
Nel 1971,all’epoca dei fatti,Bozano è nei guai.
Sopravvive cercando di vendere qualche spazio pubblicitario di un giornale che ha fondato,riempiendosi di debiti. E’ una rivista che si occupa di pesca subacquea,la sua passione.
Ma anche in questo caso le cose non vanno bene.
In questo scenario di assoluto squallore,sia culturale che sociale, nasce e viene portato a compimento uno dei delitti più efferati e terribile degli anni settanta:il sequestro e l’omicidio di Milena Setter.
Bozano la rapisce il 6 maggio del 1971;14 giorni dopo il mare restituirà i poveri resti dell’adolescente sulla spiaggia di Priaruggia.
Il corpo affiorerà nonostante sia appesantito da una cintura da sub,che si rivelerà essere uno degli elementi più importanti per l’accusa.

Milena Sutter
Sono passate pochissime ore dal rapimento,eppure la polizia è già sulle tracce di Bozano;che racconta di aver passato il tempo in giro per grandi magazzini,a spiare le commesse con un piccolo specchio che permette di vedere le gambe delle malcapitate.
Viene perquisito il suo piccolo alloggio,nel quale,in mezzo ad un gran disordine,viene trovato un appunto su un foglio di carta. Tre sole parole,ma esplicite:affondare,seppellire,murare.
Il capo della polizia di Genova,Costa,indaga.
Scova due testimoni che avrebbero visto Bozano alle 17,00 davanti alla scuola privata che Milena frequenta, ascolta la gente che lo conosce,indaga sui suoi hobby,sulla contorta personalità del biondino,come ormai viene chiamato dagli inquirenti.
Altre persone confermano un indizio importante:nelle settimane precedenti Bozano è stato notato davanti alla villa dei Sutter.
Più volte sosterrà di essere stato lì per agganciare una cameriera che a suo dire lo intrigava:versione smentita dalla stessa,che dirà come sia stata lei stessa a farsi sotto,non ricevendo alcun segno di incoraggiamento.
La polizia ha già diversi elementi,in mano. Nei tre giorni successivi Bozano commette il primo degli errori fatali che lo perseguiteranno:si taglia i baffi. Dice agli amici di essere disperato,chiede di confermare l’alibi che si è costruito;invano.
Saranno proprio gli amici,viceversa,a raccontare che due settimane era stato visto alle otto del mattino davanti alla villa. Non solo, che una sera parlando fra di loro del sequestro Gadolla,in corso in quei giorni,Lorenzo aveva accennato,con fare di superiorità,agli errori commessi dai rapitori.
“Molto meglio rapire un bambino. Lo farei da solo,e alla fine….” ,aveva detto,mostrando con compiacimento il classico segno delle mani strette attorno al collo.

Lorenzo Bozano
Alla polizia che lo interroga,contestandogli la presenza,in casa,di appunti molto compromettenti,contenenti strani riferimenti a orari,fornitura di prove,pagamenti e riscatti,risponde che si tratta di fantasie.
Tra le sue carte viene ritrovata una pianta di Genova,con i suoi carruggi e il dedalo caratteristico degli incroci,che indicano inequivocabilmente la zona dove verrà rapita la povera Milena.
Nonostante tutto,dopo un breve fermo,viene rilasciato.
La speranza della polizia è che Bozano si tradisca e porti i suoi pedinatori alla prigione dove si presume che sia tenuta nascosta.
L’illusione cade drammaticamente il 20 maggio,quando due pescatori a mezzo chilometro dalla riva,ripescano i poveri resti della ragazza.
L’autopsia stabilirà che la ragazza è stata uccisa non più tardi di un’ora dopo il suo rapimento.
Nel frattempo molte testimonianze avvalorano le ipotesi degli inquirenti:la sua spider rossa è stata notata molte volte vicino la villa dei Sutter e vicino la scuola in cui studiava.
Alla padrona di casa Bozano racconta di essere in procinto di saldare i suoi debiti;agli amici racconta di voler vendere la sua spider per acquistare una Ferrari.

Non solo:al momento dell’arresto sulle mani di Bozano ci sono delle escoriazioni:lui dirà di essersele procurate piantando rose per lo zio,che però lo smentirà clamorosamente.
Viceversa,in seguito al racconto di due persone che dicono di averlo visto sul monte Fasce la sera del 6 maggio verrà rinvenuta una fossa scavata di fresco:accanto gli attrezzi usati,che risulteranno essere quelli scomparsi dalla casa di suo zio.
L’indizio più pesante tuttavia è la cintura da sub:lui racconterà di averla ceduta con tutta l’attrezzatura subacquea.
Ebbene,mentre degli altri pezzi si riesce a stabilire la destinazione,rimarrà ignoto l’acquirente della stessa.
Ultimo indizio il numero di telefono della scuola di Milena,scarabocchiato su un foglietto.
Bozano così finisce in carcere,con una montagna di indizi,è vero,ma con un vantaggio:non c’è una vera e propria prova,quella definitiva,quella che farebbe dire alla giuria “si,è stato lui”.
L’uomo si comporta da detenuto modello,mentre studia una linea difensiva che possa portarlo ad affrontare il processo.
Che viene celebrato due anni dopo,con un collegio di difesa di prim’ordine,a capo del quale c’è un penalista eccezionale,Giuseppe Sotgiu.
Bozano è cambiato:l’uomo dallo sguardo freddo e dal comportamento ambiguo si è trasformato in un uomo sicuro di sé,aggressivo e duro.
Rilascia interviste,attacca senza paura le accuse che gli sono rivolte.
In un suo memoriale racconta che la sera del ritrovamento dei poveri resti era davanti alla tv,a guardare Rischiatutto,e che la sorella entrò in casa raccontando che era stato ritrovato un cadavere sulla spiaggia.
“Pensammo subito a Milena Setter”,racconta.
In carcere riceve decine e decine di lettere di ammiratrici,e il suo ego sembra compiaciuto.
Arriva a difendersi da solo,attraverso i giornali.

“Mi considerano tutti intelligente e spietato. Allora perché avrei fatto una cosa tanto stupida come girare con auto riconoscibile come la mia spider rossa? Perché sarei andato a prendere la Sutter con il rischio di essere visto e riconosciuto?”
Durante il processo contrattacca colpo su colpo,aiutato dalla bravura del collegio difensivo. Nega tutto,non ammette nulla.
Sarcastico e ironico nei confronti dei testimoni,riesce a instillare il ragionevole dubbio nella corte.
“State credendo a tutti i testimoni che mi accusano. Perchè non credete a nemmeno uno di quelli che li smentiscono?”,urla dalla sua gabbia.
Nonostante non piaccia a nessuno,per quella naturale antipatia che ispira nei confronti di tutti,riesce a seminare dubbi.
L’avvocato Sotgiu,con un’arringa strepitosa,fa il resto.
“Non si può giudicare un uomo dalla sua simpatia. E del resto,non dimenticate che quest’uomo è entrato in un collegio a sette anni. Cosa poteva aver spinto i genitori ad un gesto così grave?”
I sei giurati popolari ascoltano attentamente.
E lui instilla la pietà per il personaggio Bozano.
Ottiene una grande vittoria quando,dopo oltre venti ore di camera di consiglio,il suo cliente viene assolto per insufficienza di prove.
La città insorge,Genova tutta è contro Bozano.
Ma bisogna attendere.
Nei due anni successivi Bozano vive un’esistenza normale.
Sposa una ragazza ligure,Eleonora,che gli aveva scritto in carcere.
Si sono incontrati e a lei è piaciuto quel giovane dall’aria dura,pur con una fama sinistra.
Aprono assieme una boutique,che però è gestita quasi integralmente dalla moglie.
A lui interessa dedicarsi alla pittura,un hobby che ha scoperto e coltivato in carcere.
Arriva così maggio del 1976.
Bozano sa che il clima attorno a lui,nel processo di appello,non gli sarà favorevole.
Cerca di ricusare il giudice Romanelli,che condurrà il processo,
revoca il mandato all’avvocato Sotgiù,che lo aveva fatto assolvere.
E commette un errore decisivo.
L’altro errore lo commette sottraendosi al processo e scappando in Francia.
Dichiarato contumace,viene difeso da un altro grande penalista,il professor Grammatica.
Ma questa volta l’accusa riesce ad ottenere la sua condanna.
Ergastolo,e questa volta sono bastate otto ore di camera di consiglio.
La sentenza è accolta dalle ovazioni del pubblico presente in aula.
Per tre anni il latitante Bozano gira la Francia.
Incappa in un posto di controllo della polizia e viene arrestato.
Le autorità francesi negano l’estradizione,ma espellono l’omicida inviandolo in Svizzera.
Qui,le autorità elvetiche decidono velocemente di liberarsi dello scomodo personaggio.
E lo restituiscono all’Italia.

Per lui sono pronte a spalancarsi le porte del penitenziario dell’Isola d’Elba,Porto azzurro.
Dove deve scontare quell’ergastolo che anche la cassazione ha ribadito,facendo diventare definitiva la sentenza.
All’interno del penitenziario,l’uomo si comporta in maniera irreprensibile.
Si diploma e avvia una nuova attività:crea un allevamento di polli.
Ma è destino che debba incorrere nuovamente nei guai giudiziari.
La sua attività và tanto bene che “dimentica”di dichiarare al fisco guadagni per mezzo miliardo.
La finanza gli contesterà una multa di sei miliardi.
Usufruisce di permessi premio,fino al giorno in cui gli viene la bella idea di palpeggiare una ragazzina,cosa che gli costa la revoca della semilibertà nel 2001.
I suoi precedenti spingono i giudici a negargli ogni tipo di beneficio di condotta.
Questa è la storia in sintesi del biondino della spider rossa,come venne soprannominato dalla fantasia popolare nel corso della vicenda processuale che lo portò agli onori della cronaca.
Una cronaca dalla quale ho volutamente omesso l’altro personaggio della storia:la povera piccola Milena.
Una sua foto,diramata dalla polizia nel corso delle indagini,mostra una ragazzina sorridente a cui la vita avrebbe dovuto dare tutto.E che invece è finita strangolata da un assassino senza pietà e senza scrupoli. Anche se è la sua storia,la vittima era troppo giovane.
Una ragazza con una sola colpa,se di colpa si vuol parlare.
Di essersi fidata di un giovane conosciuto alla fine dell’orario di scuola,un giovane che però non mirava a lei come persona,ma al denaro che poteva portare.
E questa,se vogliamo,è,assieme al brutale omicidio,la cosa più vergognosa dell’intera storia.
A margine ricordo che due anni dopo l’omicidio di Milena,i Sutter ebbero un altro bambino.
Mai,nè durante,nè dopo il processo,i Sutter ebbero parole per l’assassino.
Come se quel giorno,assieme alla loro figlia,avessero seppellito il ricordo di quei tragici giorni,dannando la memoria di Bozano per sempre.












