
Piazza san Marco,a Venezia,era il fulcro della vita sociale e politica della città.
Vi sorgeva il palazzo dogale,sede del Doge e del consiglio della Serenissima,l’organismo supremo di controllo politico e di amministrazione della giustizia della città.
Una giustizia che era distribuita con severità, se si pensa al terrore che provocavano nei condannati le pene detentive da scontare nei piombi,le famigerate carceri veneziane.
Nella foto:il corridoio delle carceri
Costruiti nei pressi del palazzo dogale,e collegati ad esso dal famoso Ponte dei sospiri,i piombi prendevano il loro nome dal rivestimento del tetto del palazzo,che creavano,soprattutto d’estate,un clima torrido e malsano all’interno delle anguste celle.

Nella foto:una delle porte delle carceri
Vennero ultimati nel 1610,e divennero,da allora,lo spauracchio di era condannato a soggiornarvi;a parte il calore provocato dalle lastre di piombo,che d’estate si arroventavano,vi erano condizioni di vita al limite della sopportabilità.
Umidità,topi,regime alimentare ridotto allo stretto necessario,spazi angusti,mancanza di luce e divieto di detenzione di lucerne,giacigli in nuda pietra,rendevano l’espiazione della pena un autentico calvario.

Palazzo ducale:la bocca della verità o delle denunce
I condannati illustri ne seppero qualcosa;qui Silvio Pellico,piegato dalla dura prigionia,stese la sua opera più famosa,Le mie prigioni;qui vi furono imprigionati patrioti come Orsini e Maroncelli;e vi venne incarcerato anche il conte di Cagliostro,prima di terminare i suoi giorni nella rocca di San Leo.


Ponte dei sospiri:interno ed esterno
Il prigioniero più celebre che vi fu rinchiuso fu anche uno dei pochissimi che riuscì ad evadere:Giacomo casanova.
Il grande avventuriero e seduttore veneziano venne condannato a 5 anni di detenzione nei piombi nel 1755,su ordine dell’inquisizione,per la sua attività violentemente antireligiosa.
Casanova,come racconterà nelle sue Memorie,tentò la fuga una prima volta,scavando un buco nel pavimento;scoperto,venne sottoposto ad un regime di controllo ancor più ferreo,ma nonostante tutto,con l’aiuto di padre Marino Baldi,riuscì ad evadere in maniera rocambolesca,passando addirittura per il portone principale.


I piombi,interno
Cosa che gli valse l’ammirazione delle corti europee che frequentò da allora,oltre ad un posto nella storia.
Secondo il Romanin,autore di una storia di Venezia,il consiglio dei dieci mandava periodicamente uno dei suoi appartenenti a verificare le condizioni di vita dei carcerati;pare che verificassero soprattutto la tenuta igienica della struttura.
Come già detto all’inizio,i piombi erano collegati al palazzo dei Dogi da un ponte,detto dei Sospiri.
Venne realizzato agli inizi del XVII secolo su progetto dell’architetto Antonio Contino di Bernardino per ordine del doge Marino Grimani,e prese il suo nome dalla leggenda che voleva che i condannati che transitavano su di esso sospirassero sia perché per molto tempo non avrebbero più rivisto la bellissima Venezia,sia per la futura mancanza di libertà.

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All’interno dei piombi c’è ancora odore di pipì, che ha impregnato i muri ancora da quando erano usati come prigione. Sul muro delle celle a volte si vedono segnati anche dei graffitti fatti dai prigionieri. Un bello stacco se si pensa che 20 metri distante c’è lo sfarzo delle sale del Palazzo Ducale, coi teleri e gli stucchi…
Sai una cosa?
Ci sono stato ma non avevo fatto caso al particolare;forse perchè era inverno.
Grazie
Paul
Io non li ho mai visti di persoa, ma guardando le foto e leggere come erono; ancora oggi fanno venire i brividi a pensare come si stava li una volta incarcerati. Certo che uscire vivi dai piombi, era quasi impossibile. “nonostante che oggi a qulcuno ci sarebbe, da farli provare e forse la prossima volta ci penserebbe prima di commettere un atto criminoso.
erano molto peggio le carcieri del primo piano..quasi sempre allagate a causa dell’acqua alta…
Grazie di aver pubblicato la foto dei piombi.