
Era un’Italia che stava uscendo ancora faticosamente dalla grande tragedia della seconda guerra mondiale,quella del 1955;un’Italia povera,ma dignitosa,rappresentata da De Gasperi che davanti alle nazioni vincitrici pronuncia le nobili parole “So che tutto è contro di me,tranne la vostra personale cortesia”,quasi a scusarsi del ruolo avut dall’Italia in quella tragedia.
E’ un’Italia che ha fretta e voglia di dimenticare,l’Italia della brava gente,della gente comune che lavora con il sogno di costruirsi un futuro,una casa.Il sogno condiviso anche da una giovane domestica siciliana,che si infranse all’età di trent’anni in una amena località dei castelli romani,Castel Gandolfo,in un giorno di luglio del 1955.
Il 5 di quel mese,un corpo femminile,alto circa un metro e sessanta,con le unghie delle mani e dei piedi ben curate,smaltate,completamente nudo e coperto solamente da alcuni giornali di qualche giorno prima,venne rinvenuto tra i cespugli che delimitano il lago;un contrasto stridente fra il posto ameno e il corpo,ripetutamente accoltellato,con ferocia..
Un omicidio come gli altri.Ma di particolare efferatezza;perché quando fu scoperto era privo di testa,mai più ritrovata e privo delle ovaie.Unico indizio,che si rivelerà importante,era legato al polso della giovane donna;un orologio marca Zeus,molto raro,venduto i meno di 150 copie nella città di Roma. Null’altro,nessun documento o indizio.
Le indagini partirono da questo ritrovamento,l’orologio,e dopo poco permisero,grazie alla ricerca in tutte le gioiellerie della città,di identificare la ragazza.
Era Antonietta Longo, da Mascalucia, in provincia di Catania,dove era nata il 25 luglio 1925;quel mese,quindi,avrebbe compiuto 30 anni;una ragazza di aspetto piacevole,dalla corporatura robusta,senza grilli per la testa,dalla irreprensibile vita privata.Una ragazza partita,come tante altre,alla ricerca di una vita migliore,di un lavoro,di una speranza.
Gli inquirenti,alla disperata ricerca dell’assassino,scandagliarono la vita privata della donna,scoprendo soltanto che due mesi prima della sua morte aveva prelevato tutti i suoi risparmi,e che a giugno aveva chiesto ai suoi datori di lavoro un mese di ferie;ad aprile aveva depositato in un armadietto della stazione Termini una valigia che conteneva indumenti di vario genere.
Era chiara a quel punto una cosa;la donna si apprestava ad andar via con un uomo,del quale era sicuramente innamorata,cosa testimoniata da una lettera inviata ai genitori,in cui raccontava di aver conosciuto un uomo,che ricambiava il suo amore.
La donna va a vivere in una pensione,dalla quale esce il 1° luglio,con in tasca un biglietto per il suo paese natio,dove non arriverà mai.Quel giorno stesso andrà incontro al suo destino,incarnato nei panni di un uomo che la ucciderà quella mattina stessa,la decapiterà per evitare o ritardare il riconoscimento,svanendo poi nel nulla..
Le indagini,per mancanza di ulteriori indizi o di testimonianze,si arenarono e successivamente vennero sospese;gli stessi giornali,che per due mesi martellarono l’opinione pubblica con titoloni dedicati al mistero della decapitata di Castel Gandolfo,in mancanza di notizie rilevanti sul caso,si disinteressarono della questione.L’omicidio di Antonietta,giovane donna innamorata e uccisa presumibilmente dall’uomo che amava non ha mai avuto un colpevole.

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