Vai al contenuto

Villarbasse,la cascina della morte

gennaio 1, 2009

La cascina di Villarbasse

Villarbasse, 20 novembre 1945.

Una serata di fine autunno, in un piccolo centro dell’operosa cinta di Torino, dalla quale Villarbasse dista una manciata di chilometri, e che si raggiunge con un trenino in pochi minuti. La guerra è finita da pochi mesi, tutti sono intenti nella difficile opera di ricostruzione, fra materie prime che scarseggiano, fame, l’incubo di bande di disperati che a distanza di mesi non hanno ancora una casa, una famiglia, un posto pronto a riprendere con se gente che ha perso ogni punto di riferimento. E’ passato da poco il triste periodo delle vendette consumate all’indomani della fine delle ostilità, quando c’è stata la caccia ai fiancheggiatori del fascismo, ai delatori, alle spie e a coloro sospettati di averne fatto parte. Vendette spesso private, a cui la neonata polizia italiana, affiancata dai militari americani, ha cercato di porre un freno. Ma il paese è piagato, gli animi sono esacerbati, mentre attorno c’è aria di rovina, con infrastrutture quasi completamente fuori uso; mancano i generi di prima necessità, manca la luce, i giornali sono stampati con il contagocce perché non c’è carta. Ma c’è aria di rinascita, c’è voglia di ricominciare a vivere. La sera del 20 novembre del 45 c’era quell’aria, nella Cascina Simonetto di Villarbasse, di proprietà dell’avvocato Massimo Gianoli, 65 anni; un uomo benestante, tanto da avere, nella sua cassaforte, moltissimo denaro, oltre a titoli e gioielli. Attorno al tavolo per la cena siedono l’avvocato Massimo,la moglie,il fattore Antonio Ferrero, sua moglie Anna, il genero Renato Morra, Teresa Delfino, Rosa Martinoli e Fiorina Maffiotto, domestiche della casa, Marcello Gastaldi, che è un dipendente del Gianoli da poco assunto. C’è una decima persona, che non è seduta a tavola perché ha solo due anni, e perciò è nella sua stanza, a dormire.

Rastrellamento alla ricerca degli scomparsi

Una serata come tante. Ma è anche l’ultima serata in cui queste persone sono assieme. Perché da quella notte spariscono nel nulla. L’indomani mattina un giovane lattaio diciassettenne,Alfredo Garrone, che faceva il giro giornalmente e che si recava sempre alla cascina Simonetto notò immediatamente lo strano silenzio che aleggiava intorno; chiamò ad alta voce il fattore, l’avvocato, ma non ricevette risposta. Si guardò attorno, ma, non vedendo nessuno, decise di chiamare i carabinieri. Una pattuglia dell’arma, al comando del sottotenente Armando Losco, arrivò poco dopo alla cascina, e iniziò a perlustrare la casa. La tavola era apparecchiata, e si sentivano le urla di un bambino provenire dalla stanza superiore; aveva la voce roca, e il carabiniere che salì in camera dello stesso lo trovò paonazzo, mentre si agitava nel letto.


Identikit

La luce era accesa, nella camera. Un carabiniere aprì la cella frigorifera, e per un pelo non ebbe un colpo quando, da essa, balzò fuori un cane con gli occhi iniettati di sangue, con il pelo coperto da cristalli di ghiaccio. Nel corso della perquisizione viene ritrovata la cassaforte vuota, e per terra un berretto, che risulterà essere sporco di sangue e materia cerebrale. C’è stato almeno un omicidio, quindi. Ma tutta la gente della cascina dov’è finita? I carabinieri rovistano dappertutto, poi si recano nelle cascine vicine, per chiedere se qualcuno ha sentito urla, voci o altro. Invano. Nessuno ha sentito nulla, e il cane chiuso nel frigorifero è la prova che chiunque abbia interrotto la cena dell’avvocato e dei suoi commensali lo ha fatto per agire indisturbato Una rapina quindi, con rapimento. I giornali parlano di atto di brigantaggio, ma sono costretti, dalla penuria di carta, a relegare le notizie in seconda pagina, senza entrare molto nei dettagli. Con il passare dei giorni, però, la notizia acquista rilievo,di pari passo con le indagini del sottotenente Losco, che da quel momento si dedicherà anima e corpo alla risoluzione del caso.



La cisterna della morte

Per una settimana carabinieri, volontari, cacciatori, perlustrano tutta la zona attorno, spingendosi fino alle montagne; tutto inutile, dei dieci occupanti la cascina non viene ritrovata alcuna traccia. Gli unici elementi in mano agli inquirenti sono: la cassaforte vuota,dalla quale mancano cinque o seicentomila lire in contanti e altrettanti in titoli, i gioielli e i preziosi che vi erano custoditi, un cappello sporco di sangue e materia cerebrale, un traccia di sangue che parte dalla stalla e arriva fino ad una vigna. Eppure un indizio c’è, ed è un indizio pesante, determinante per le indagini. Viene ritrovata, in una vigna, una giacca, con un’etichetta con scritto su Caltanisetta.

Pietro Lala


Ci sono poi dei dati sicuri; coloro che hanno agito, sono persone che conoscono in qualche modo l’interno della casa, visto che hanno individuato la cassaforte. I rapitori e i rapiti non possono essere andati lontano, perché non ci sono tracce di pneumatici, e quella targhetta ritrovata con la scritta Caltanisetta prova che almeno un siciliano è implicato nella storia. Sono indizi labili, è vero. Ma alle volte sono i piccoli dettegli a dimostrarsi determinanti, e li inquirenti iniziano a interrogare i vicini, i conoscenti, chiedendo loro se hanno visto dei siciliani aggirarsi nei dintorni. Emerge un nome, quello di Carmelo Fiandacca, detto il boia, un ex partigiano cacciato dal suo comandante per la brutalità dimostrata nelle azioni di guerriglia. E’ un siciliano, anche lui sbandato dopo la fine della guerra;l’uomo venne arrestato, ma dopo poco venne liberato con tanto di scuse ufficiali. Carmelo, infatti, aveva un alibi di ferro. La sera del 20 novembre era in Sicilia, ed era impegnato nell’opera di spegnimento di un incendio, come testimoniato dalle autorità locali, che nell’occasione avevano anche elogiato l’uomo con un riconoscimento ufficiale.

Gli indizi: lo scarpone insanguinato e la tessera annonaria

Il 28 novembre arriva il colpo di scena. Un giovane mugnaio, Enrico Coletto,dipendente dell’avvocato Gianoli, la mattina si ferma nella cascina. Guarda attentamente in giro,e mentre osserva il pavimento dell’aia, nota qualcosa di strano. nota che dal coperchio che chiude la cisterna, escono fili di foraggio e di grano. Una stonatura, in effetti. L’uomo alza il coperchio della cisterna, vi cala un rastrello e poco dopo lo ritrae; tra i denti dello stesso c’è un grembiule da donna, L’uomo intuisce che nella cisterna c’è qualcosa di terribile, e avverte le autorità. Sul posto si precipitano carabinieri e pompieri, che si mettono subito all’opera. Dal pozzo emergono i corpi tumefatti degli occupanti della casa, uno dopo l’altro; sono stati uccisi a bastonate, alcuni sono stati gettati giù in stato di semi-incoscienza, come testimonierà l’autopsia e sono morti annegati. Ci sono tutti, hanno le mani legate, e ai loro piedi sono stati legati dei massi, per farli finire in profondità. Un delitto atroce, di una barbarie inaudita. Le indagini riprendono, spinte dal sottotenente Losco, deciso ad assicurare alla giustizia i criminali. Scopre che sulla giacca l’etichetta Caltanisetta è falsa, un tentativo di depistaggio per incastrare Carmelo i boia; sotto c’è un’altra etichetta, Palermo,

“Dobbiamo cercare comunque dei siciliani”, dice. Le indagini si concentrano su un nome, un tale Saporito, che l’avvocato aveva preso a lavorare con se. Il Saporito, due giorni prima quel fatidico 20 novembre , si è licenziato, dicendo che tornava in Sicilia.

Presi gli assassini, intitola un giornale

Dell’uomo viene fatto un identikit armelo, infatti, aveva un alibi di ferro. La sera n le suco cacciato dal suo comandante per la brutalità dimostrata nelle azionche viene spedito alle questure, ai giornali, mentre contemporaneamente Losco dirama un comunicato in cui chiede aiuto alla popolazione. E il colpo di fortuna arriva; una segnalazione porta i carabinieri in via Rombò, a Rivoli. L’abitazione è affittata ad un siciliano di Mezzoiuso, vicino Palermo. All’interno dell’abitazione c’è una giacca sporca di sangue, scarponi ancora sporchi di fango,una tessera dell’annona, intestata a Giovanni D’Ig. Il cognome non è completo, perché la tessera annonaria è stropicciata e tagliata proprio all’altezza della g.

Armando Losco, l’uomo che incastrò gli assassini

Losco si reca nell’ufficio dell’annona, e riesce ad identificare il proprietario della tessera: è Giovanni D’Ignoto, siciliano. Trovano il suo indirizzo,ma a casa non c’è. I militari si armano di pazienza e lo aspettano. E lui arriva. Losco lo interroga, e con un bluff, facendo credere all’uomo di essere stato tradito da Saporito, lo induce a confessare. D’Ignoti racconta tutto, inclusa la vera identità del fantomatico Saporito, che in realtà si chiama Pietro Lala. E fa il nome degli altri due complici, Francesco La Barbera e Giovanni Puleo. A questo punto il quadro è completo, e al bravissimo Losco non resta altro da fare che ricostruire le ultime ore delle vittime di Villarbasse.

Processo agli assassini

Sono le otto di sera, e i quattro irrompono nella cascina. Sono tutti seduti a tavola, e non oppongono resistenza. I quattro vogliono solo il denaro in cassaforte, ma ad uno dei banditi cade il fazzoletto che copre il volto. E’ il Lala, che ha lavorato nella fattoria, e che quindi viene riconosciuto. I quattro uccidono tutti, uno alla volta, a bastonate, ma risparmiano il piccolo, che non può riconoscerli. Il Lala scappa in Sicilia, gli altri tornano a casa, a Rivoli.

“Condannateli a morte”, chiedono i giornali

E’ la fine di un incubo, e sui giornali appaiono i primi titoli che invocano la pena di morte; siamo ancora nel 1945, e nell’organismo giudiziale italiano la massima pena è ancora presente, mentre verrà abolita l’anno successivo. Al processo arrivano in tre, perché il Lala è stato ammazzato, in circostanze poco chiare, pare ad opera della banda di Salvatore Giuliano. Inizia il 3 luglio, il giudizio, e termina due giorni dopo.

Verso il plotone d’esecuzione

La condanna è alla pena capitale per tutti e tre; saranno fucilati nella schiena, con il plotone che avrà metà dei componenti con fucili caricati a salve nel poligono di tiro delle Basse di Stura a Torino La mattina del 4 marzo 1946, alle 7,45, una scarica di fucileria mise fine alla vita dei tre uomini. Il presidente de Nicola aveva rifiutato la grazia, e quella fu l’ultima delle condanne a morte pronunciata da un tribunale italiano. Il sottotenente Losco, artefice delle indagini, l’uomo che aveva caparbiamente insistito sulla pista siciliana, fece carriera e divenne generale.


L’esecuzione

About these ads
22 commenti leave one →
  1. Marco permalink
    marzo 3, 2009 4:15 pm

    Ciao

    Sono un documentarista e da poco tempo ho iniziato le ricerche riguardo questo argomento…..

    Per il mio documentario mi servirebbe fare interviste ai testimoni della vicenda ma ormai sono tutti defunti….compresi il frate e il generale losco scomparso l’anno scorso…..

    Nn potendo quindi usufruire della loro testimonianza diretta non mi rimane altro che cercare le cronache dai giornali e foto di quel periodo….

    Ti chiedo…dove hai reperito queste immagini?? Sai dove è possibile trovarne delle altre o se è possibile trovare il video girato da 5 opertori dell’esecuzione? Penso che le tue foto siano frame del video…..

    • Sandro permalink
      luglio 9, 2011 12:55 am

      Ciao.
      Un amico della mia famiglia, morto qualche anno fa, fece parte del plotone di esecuzione.
      Era un poliziotto, come anche gli altri. Mi disse che il vero plotone d’esecuzione, in Italia, era composto da soldati e si trovava a Roma, ma per la fretta di concludere questa storia furono impiegati poliziotti di Torino (la Polizia, comunque, all’epoca era ancora un corpo militare).
      Non ha mai voluto dilungarsi su quel fatto finché un giorno, di fronte alle mie insistenze, mi ha raccontato di quella mattina del marzo ’47.
      E’ una triste storia ma, se ti interessa, posso riferirti come andarono le cose, secondo il racconto di uno dei militari del plotone.

      • settembre 5, 2013 10:05 am

        Ciao Sandro, se ti servono altre notizie contattami al mio indirizzo intertnet che è frank_w009@libero.it

        Grazie anche a te per le infomazioni che hai dato!

    • Francesco Lauri permalink
      maggio 27, 2013 6:49 pm

      Ciao Marco e Sandro, mi chiamo Francesco e sono un ragazzo di 35 anni di Roma ed anche io ho fatto ricerche in merito poichè questa storia anche se risale a tanti anni fa mi ha toccatto tantissimo!
      Per ulteriori ragguagli potete provare a rintracciare il signor Alfredo Garrone che abita ancora a Villarbasse. Ha 84 anni ma credo che vi possa essere utile ed inoltre credo che anche presso la Trattoria Italia, potrete trovare qualcuno che vi potrà dare informazioni.
      La Cascina Simonetto ha cambiato nome si chiama “LA PERVINCA” e presto diventerà conosciuta ma nessuno eccetto noi e pochissimi altri mai saprà le cose orrende che sono accadute!
      Spero che ci risentiremo presto e potremo riaggiornarci!
      A presto!

  2. patry permalink
    novembre 7, 2010 5:46 am

    ciao.
    ho letto il tuo commento.e posso solo dirti che la rai tempo fa ha trasmesso un programma su questa storia, e se nn ricordo male ci stava anche un intervista al cappellano del carcere e tanti filmati del epoca compresa la fucilazione,compresa delle interviste di pochi anni fa, una troup della rai e venuta a mezzojuso x parlare con i parenti,e in + ci sta anche un intervista al unico superstite della strage,
    allora bambino,comunque anchio sono di mezzojuso ho conosciuto sia la moglie che il figlio di d ignoti
    e conosco anche i parenti degli altri. spero di esserti stato utile nelle tue ricerche.

    • Francesco permalink
      agosto 18, 2013 12:34 pm

      Ciao,mi chiamo Francesco,sono un ragazzo romano che ha seguito questa storia con molto interesse.
      Volevo sapere, per favore,come posso reperire questo filmato dove c’è anche l’intervista fatta all’ultimo superstite della strage?

      Ed in quale programma tutto ciò è stato trasmesso,comprese tutte le altre interviste?

      Ti ringrazio e comunque anche io ho amici in Sicilia.
      A Catania, a Palermo, ad Enna e a Siracusa!

      Ciao,grazie!

    • agosto 20, 2013 10:01 am

      Se vuoi, contattami per favore, usando la mia e-mail che è frank_w009@libero.it
      Aspetto notizie, perchè per me questo documentario potrebbe essere molto importante per avere altre notizie storiche.
      Ciao, Patry
      grazie comunque!

  3. ottobre 2, 2012 9:02 pm

    La fucilazione avvenne il 4 marzo del 1947, non del 1946 (in quell’anno ’46 c’era ancora la monarchia, e De Nicola non era ancora capo dello Stato, il sovrano era Vittorio Emanuele III). Ero ragazzino a Torino, e mi ricordo che tutti parlavano di questa misteriosa sparizione di dieci persone, e l’attenzione della gente aumentava sempre di più. Finché…
    Una nota: la grafia esatta delle città siciliana è Caltanissetta, non Caltanisetta (l’anisetta proprio non c’entra…).
    Puleo, un attimo prima della salva di artiglieria, gridò incongruamente “Viva la Sicilia!”.

  4. paolo permalink
    dicembre 25, 2012 4:12 pm

    abito a rivoli e ho letto i vari libri sulla strage di villarbasse.ho però una curiosità e cioè dove si trova la cascina simonetto?qualcuno mi può rispondere?grazie gisella 25dicembre 2012

    • Francesco Lauri permalink
      maggio 28, 2013 9:52 am

      Ciao Paolo, mi chiamo Francesco e sono un ragazzo di 35 anni di Roma, ho amici a Torino e mi sono interessato anche io di questo triste episodio storico che mi ha toccato tantissimo!
      Non conosco l’indirizzo della cascina che attualmente ha cambiato nome, si chiama LA PERVINCA ma se ti rivolgi a qualcuno che lavora presso la Trattoria Italia di Villarbasse, forse qualcosa saprai, perchè ho letto su internet che organizzavano visite guidate in quel posto.
      Spero di esserti stato utile!
      Ciao!

      • settembre 21, 2013 3:45 pm

        Se qualcuno ha bisogno di contattarmi, io sono sempre disponibile al seguente indirizzo e-mail:

        frank_w009@libero.it

        Sto ancora aspettando vostre notizie.

        Grazie ancora.

  5. luciano permalink
    febbraio 10, 2014 4:18 pm

    io sono interessato alla canzone di un cantastorie sul delitto di Villarbasse come si usava all’ora. Abitavo in campagna nelle langhe e quando è successo quel fatto io ero piccolo non lo ricordo ma i miei genitori l’ho hanno raccontato più volte e mi leggevano la canzone che narrava il fatto naturalmente ero rimasto scioccato e cosi la canzone la ricordo quasi tutta. mi piacerebbe ricuperare la parte mancante.

    • Francesco permalink
      marzo 20, 2014 3:07 pm

      Ciao Luciano
      Ti ringrazio molto per avermi contattato.
      Ora sono in grado di darti la canzoncina per intero!
      Per qualsiasi cosa scrivimi al mio indirizzo di posta elettronica che è
      frank_w009@libero.it

      A presto!

      Dieci uccisi tra uomini e donne,
      pien di sangue sembrava il cortile:
      con un colpo di vanga e badile
      gli assassini li gettarono giù.
      Finalmente un mattino di marzo
      nel cortile della trista cascina
      un garzon che intorno cammina
      vede un cane e lo sente abbaiar.
      E così fu scoperto il misfatto
      e la legge seguì il Saporito,
      ma il crudele feroce bandito
      in Sicilia sua patria scappò.
      Lo trovarono morto per terra
      là dov’era la sua fidanzata,
      dopo giorni di caccia spietata,
      con in mano un acuto pugnal.
      Dai suoi stessi compagni d’infanzia
      egli aveva la nuca colpita,
      dalla fronte la palla è uscita
      e la morte fatal procurò.
      Riconoscer nessun lo voleva,
      si temeva una brutta vendetta,
      ma al mattino una brutta vecchietta
      al guardarlo gridare si udì.
      Si udì Saporito è mio figlio,
      e poi cadde per terra svenuta.
      Quella donna per terra caduta
      qual dolore dovette soffrir.
      Dio, preghiamo che in cassazione
      venga presto, sì come conviene,
      la conferma ai compar delle pene
      che il delitto a lor meritò.

  6. Roberto permalink
    marzo 19, 2014 11:50 pm

    Buongiorno Francesco (frank_woo9) io abito ad Orbassano ma ho amiche a Villarbasse e sono venuto a conoscenza di questa orribile tragedia solo stasera. Chissà se tu (o qualchedunaltro) sai dirmi chi era quel bambino di due anni che si salvò per miracolo dalla furia dei banditi? A tutt’oggi dovrebbe essere ancora in vita (ma non è detto) e avere circa 71 anni. Sarebbe interessante sapere di chi era figlio e conoscerlo per sapere come è cresciuto (adottato? e da chi?). Ciao e grazie.

    • Francesco permalink
      marzo 20, 2014 2:39 pm

      Ciao Roberto,piacere di conoscerti!
      Sarò lieto di darti tutte le informazioni che desideri.
      Innanzitutto grazie di avermi contattato ma data la riservatezza delle notizie potresti per favore mandarmi una e.mail al mio indirizzo di posta che è frank_w009@libero.it
      Grazie e scusami.

    • marzo 25, 2014 12:37 pm

      Ciao Roberto,come stai?
      Sono Francesco da Roma e sto aspettando ancora tue notizie.
      Salutami, nel frattempo i tuoi amici di Villarbasse e per qualsiasi cosa sono a vostra disposizione e potete contattarmi al mio indirizzo di posta elettronica
      frank_w009@libero.it.
      Spero di sentirvi presto!
      Ciao
      Francesco

  7. Francesco permalink
    marzo 22, 2014 12:53 pm

    Salve, miei cari
    Come state?
    Se allora avete domande, dubbi o chiarimenti su qualsiasi cosa pertinente questo argomento storico, non esitate a contattarmi, sono sempre disponibile!
    IL mio indirizzo di posta elettronica è sempre

    frank_w009@libero.it

    Digitate due volte zero, NON vi sbagliate!

  8. franco permalink
    marzo 24, 2014 2:35 pm

    Capito qui per caso!!
    L’arrestato della prima ora si chiamava Carmelo Fiandaca di S. Caterina Villarmosa (CL). E’ morto qualche anno addietro dopo essere stato anche in Venezuela.
    Era chiamato, forse impropriamente, “Carmelo u’ boia”; me lo ricordo come un signore alto e possente, con baffi scuri.
    Ricordo anche un articolo su “la Stampa” che ripercorreva la sua storia, con tanto di foto.
    Scusate l’intrusione, ciao
    Franco

  9. marzo 24, 2014 2:39 pm

    Ciao Franco,benvenuto e grazie per il tuo commento e per la tua informazione!

  10. marzo 24, 2014 7:00 pm

    Benissimo,grazie Franco!
    Mi chiamo Francesco e sono un ragazzo da Roma, che ha seguito questa storia con tanto interesse e con tanta commozione, fino ad oggi.
    Recentemente ho riaperto le discussioni su questo forum e ti ringrazio ancora per le tue notizie.
    Se desideri, puoi scrivermi anche in privato a questo indirizzo internet che è

    frank_w009@libero.it

    Ciao!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: