
C’è una figura che è praticamente scomparsa dal nuovo Testamento; quella di Tecla, giovane vergine seguace di San Paolo, originaria di Iconio, che accompagnò l’apostolo durante le sue predicazioni in Siria.
Negli atti di Paolo e Tecla, un apocrifo che uno dei padri della chiesa, Tertulliano, bocciò come falso, Tecla appare come una giovane donna dai ferrei principi morali e dai costumi assolutamente casti e votati alla purezza ‘animo e di corpo. Negli atti si legge dell’incontro tra il santo e la vergine, avvenuto casualmente mentre Paolo era in viaggio verso Antiochia; a Iconio l’apostolo incontrò Onesiforo e la sua famiglia, che erano andati incontro all’apostolo attirati dalla fama che lo precedeva. Tra i componenti della famiglia c’era la giovane Tecla, promessa sposa di un notabile del posto, Tamiri. Attratta dalle parole di Paolo, che predicava la castità come via per raggiungere la salvezza, Tecla decise di rompere la sua promessa matrimoniale con il giovane Tamiri. Quest’ultimo denunciò lei e Paolo al governatore, che intervenne con decisione; la predicazione di Paolo era molto pericolosa, perché rischiava di minare dalla base uno dei cardini della società, la vita sessuale nel matrimonio, rendendo di fatto la stessa istituzione del matrimonio un prolungamento della castità durante il fidanzamento. Una cosa senza precedenti, perché in pratica delegava alla donna la gestione della propria sessualità, non più finalizzata all’appagamento sessuale. Paolo venne quindi condannato ad essere frustato, mentre la giovane Tecla venne condannata ad essere arsa viva. Durante l’esecuzione avvenne però un fatto straordinario; un violento nubifragio si scatenò sulla città, rendendo vano il tentativo di accendere il rogo; subito dopo un violento terremoto colpì l’abitato. Così Tecla potè lasciare la città, in compagnia di Paolo, con buona pace del governatore, che si liberò in un colpo solo di due pericolosi sovversivi. Paolo e Tecla giunsero così ad Antiochia, dove la ragazza suscitò le brame di un altro notabile del posto; rifiutò le attenzioni dell’uomo, e ancora una volta venne condannata al martirio. L’indomani Tecla giunse nell’arena della città, dove avrebbe dovuto essere sbranata dai leoni; ma al momento dell’assalto delle fiere, una leonessa le fece scudo con il corpo, difendendola dall’assalto degli altri leoni. Il miracolo non lasciò indifferente il pubblico femminile che aveva assistito alla cosa; Tecla venne slegata e portata in trionfo. La giovane a quel punto fece un gesto assolutamente straordinario. Entrò in una vasca che conteneva squali e altri pesci feroci, prese dell’acqua e si battezzò. Era un gesto senza precedenti, perché fino ad allora il battesimo era stata una delle prerogative riservate agli uomini; San Paolo non aveva assistito all’evento, perché aveva lasciato la città la mattina delegata all’esecuzione. Tecla da quel momento venne venerata come una santa, e il suo esempio divenne fonte di ispirazione per molte donne del posto. La sua vita divenne un modello di santità, si ritirò a vivere in una grotta, dalla quale impartì i suoi insegnamenti, compiendo miracoli e scacciando demoni, fino al termine della sua vita, che avvenne probabilmente all’età di 90 anni.
La figura di Tecla, nonostante l’ostracismo a cui la condannò Tertulliano, divenne popolarissima; già nel quarto secolo esisteva un santuario dedicato a lei, descritto anche da Egeria, la grande viaggiatrice che lasciò testimonianza di ciò che vide nei Peregrinatio Aetheriae. La figura della vergine Tecla assunse ben presto i connotati dell’eroina indomita e votata alla castità; una specie di figura proto femminista, simbolo della volontà femminile tesa alla rivendicazione di un ruolo più attivo non solo a livello sociale, ma anche religioso. L’atto inaudito del battesimo imposto a se stessa divenne una rivendicazione del diritto femminile ad un ruolo più attivo all’interno delle comunità cristiane; proprio questo atteggiamento portò Tertulliano a misconoscere la figura di Tecla, una figura decisamente imbarazzante, con i suoi tentativi di equiparare il ruolo della donna a quello maschile. La pretesa del battesimo imposto da una donna era uno stravolgimento di ruoli assolutamente inaccettabile. E difatti la figura di Tecla, ben presto, scomparve dai testi sacri.
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