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Pia Bellentani, omicidio nell’alta società

marzo 26, 2009

Pia Bellentani


Nell’immediato dopoguerra il caso di Rina Fort, la belva di via San Gregorio, aveva sconvolto il paese per la sua efferatezza , mentre il caso Graziosi aveva appassionato l’opinione pubblica per il suo alone di mistero. Il caso di Pia Bellentani divenne invece un emblema, quello della classe ricca e borghese in cui i tradimenti e gli adulteri si consumavano fra feste e champagne, in una classe sociale in cui i problemi della quotidianità, che affliggevano la stragrande maggioranza degli italiani, erano distanti, in un paese che faticosamente tentava di riprendere a vivere dopo la tragedia della guerra. Fu nella ricca e ovattata classe borghese che avvenne l’omicidio di Carlo Sacchi, gaudente e impenitente don Giovanni, ucciso la sera del 15 settembre 1948 dalla giovane amante Pia Caroselli Bellentani, moglie di un industriale che produceva prosciutti. Un omicidio senza misteri,chiaro in tutte le sue fasi, nella modalità d’esecuzione, con tanto di movente e di arma del delitto.

Carlo Sacchi

Pia era nata da una famiglia benestante a Sulmona, il 29 gennaio del 1916, ed era cresciuta senza particolari problemi, educata in un istituto religioso;a 22 anni conosce il conte Lamberto Bellentani, di quarant’anni, un industriale del settore insaccati. Un uomo ricco, anche se non fisicamente attraente. L’uomo la corteggia, e Pia accetta il suo corteggiamento,per sposarlo poi nel 1938. Dal matrimonio nascono due figlie, e Pia sembra una donna appagata. Una sera conosce ad una festa Carlo Sacchi, un playboy sposato con tre figlie, che colleziona avventure e amanti; la donna ritroverà l’uomo dopo il trasferimento a Cernobbio, durante il quale si innamora di lui e inizia una relazione adulterina. Una relazione che proseguì nel tempo, anche se, ad un certo punto, Pia Bellentani si rese conto che Sacchi continuava tranquillamente la sua vita da bohemienne, inanellando relazioni una dietro l’altra.


Una di queste provocò dure scenate di gelosia della giovane contessa; Sacchi compariva sempre più frequentemente al fianco di Sandra, moglie separata di un industriale. Per Pia era un affronto intollerabile, e la gelosia esplose drammaticamente la sera del 15 settembre, durante una serata di gala a villa Este, a Cernobbio. C’era una sfilata di moda, quella sera, un avvenimento mondano a cui partecipava la crema della società; e naturalmente c’era lei, la contessa, in compagnia del marito. La situazione precipitò quando Pia vide il Sacchi in compagnia della nuova fiamma; lo seguì nel guardaroba e lo affrontò.

Villa d’Este, lo scenario del dramma

Da questo momento in poi l’unica versione che abbiamo della vicenda è raccontata dalla Bellentani; non ci furono testimoni, perché la festa era in pieno svolgimento. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Pia affrontò, pazza di gelosia, il Sacchi, e lo minacciò con una pistola. L’uomo rise, dandole della terrona, e a quel punto la donna sparò. Un solo colpo, ma bastò a centrare al cuore il Sacchi, che si accasciò con le mani sporche di sangue. Il rumore dello sparo fece accorrere delle persone, e c’è chi testimoniò che la donna tentò di spararsi un colpo, ma che la pistola si inceppò.

Pia Bellentani poco prima dell’omicidio

Lo scandalo dilagò immediatamente. I giornali si tuffarono sulla vicenda, descrivendo un mondo, quello ricco e borghese, quello della nobiltà viziosa e dissoluta, come un mondo amorale, in cui i valori tradizionali venivano calpestati e infranti, in cui si viveva senza veri sentimenti e con molta ipocrisia. Ecco alcuni stralci tratti da settimanali e giornali dell’epoca, che testimoniano lo scenario e l’antipatia evidente dei giornalisti nei confronti dei protagonisti della storia:

Il lago di Como, teatro incomparabile di tante passioni storiche, nido di ardenti e combattuti amori, come disse un antico poeta, ha riaperto improvvisamente i suoi battenti e li ha riaperti con una compagnia di primo cartello e con un programma d’eccezione: anche i palati più esigenti non possono lamentarsi. Constatiamo per cominciare che, dal punto di vista strettamente estetico, un delitto più allettante di questo sarebbe difficile trovarlo. Esso possiede tutto per piacere, per intrigare e per commuovere chi lo segue. La protagonista del dramma è anzitutto una bella ed elegante donna, e questo non guasta mai: non troppo giovane né troppo vecchia: nel primo caso avrebbe forse ispirato compassione, nel secondo il disgusto; invece la contessa Pia Bellentani, con i suoi 32 anni, è all’esatto centro della vita della donna: è per così dire l’Amante per antonomasia! Meno interessante sotto diversi aspetti e per diverse ragioni è la vittima. Naturalmente la morte lo eleva; persino quel suo ultimo e probabilmente involontario ghigno di cui tutti i testimoni hanno parlato e che la foto del cadavere lascia ancora intravedere, gli conferisce una lieve patina satanica che certo non può spiacere al pubblico femminile: molte donne, lo si sa, amano essere dominate e soffrire; in ogni caso preferiscono piangere sotto la sferza e magari l’insulto dell’uomo che amano, che ridere: la passione non va mai molto d’accordo con le risate. Sacchi era; da quanto ci risulta, un uomo che, quando lo voleva, sapeva essere superlativamente esasperante per non dire addirittura antipatico: lo si può constatare facilmente attraverso tutto quanto ci è noto di lui. Anche se il poveretto ha pagato con la morte quel suo abituale cinismo, anche se si è mostrato sovente generoso ed umano coi suoi simili (circostanza che anch’essa appare dalle testimonianze) doveva essere, da vivo, qualcosa di intermedio fra il volgare, l’ironico e il vissuto. Era probabilmente giunto a questo complesso attraverso i denari guadagnati facilmente, la poca cultura e la limitata raffinatezza intellettuale; molto, anche, attraverso la possibilità con la quale quel denaro gli permetteva di piegare ai suoi desideri molte e svariate donne. Era l’uomo che quando l’amica, forse per un momento perduta nel suo sogno, tentava di portare la conversazione intima su quesiti astratti o sentimentali, rispondeva, senza dubbio convinto di essere molto spiritoso….”

Il processo

Ecco la ricostruzione che fece l’inviato del Tempo nell’articolo del 25 settembre 1948:

Il Sacchi fece una smorfia di disprezzo. Era livido in volto, ma di noia, di stanchezza. Capiva di avere giocato troppo a lungo. Vide l’arma dirigersi adagio verso di lui. I soliti terroni spacconi. Poi, più forte: Terrona!. Il signor Bouyeure è un ex paracadutista. Non poteva equivocare sulla natura di una detonazione. Si volse di scatto. Sua moglie, impietrita, vide la donna davanti a sé, con la pistola in mano; e la mano che si alzava rapida verso la tempia. Il signor Leopoldo Surr, che si trovava alle spalle di Pia Bellentani, fece per afferrarla al polso. Pia aveva la pistola alla tempia. Si udì il suo urlo: Non spara più, non spara più. Il gemito rauco che il Sacchi aveva emesso cadendo riverso a terra, rovesciato dall’urto del proiettile calibro 9, non lo aveva udito nessuno. Bouyeure balzò su Pia e le diede tre schiaffi tremendi. Surr le teneva il polso, Sacchi, a terra, aveva una smorfia orribile rappresa sulla faccia. Tre donne gli si buttarono addosso urlando: la sorella, la moglie e la Guidi di Monteolimpino. Fu uno spettacolo di pochi istanti, ma atroce. La signora Locatelli fu la prima a rialzarsi: Assassina, gridò. Porca, gridò da terra la moglie tedesca. La signora Locatelli puntò il dito contro Lamberto Bellentani: Tu lo sapevi, lo sapevi che era l’amante di mio fratello! Qualcuno trascinava via Pia Bellentani. Una ragazza giovane si precipitò verso l’atrio gridando: Hanno ammazzato un uomo! Si teneva il lungo strascico di seta nera all’altezza del busto. Pia, nella saletta della Direzione, balbettava parole incomprensibili. Sta sopravvenendo il collasso. No, non era ubriaca. Lo negherà più tardi. Diceva: Datemi la rivoltella. Il marito arrivò, disse: Ada in questo momento mi ha detto che tu sei l’amante del Carlo da tanto tempo. È vero?. No, disse Pia, con un filo di voce. Ma cosa ti ho fatto? Avevi tutto ciò che potevi desiderare… Perché l’hai fatto?. Perché ero stanca, stanca, stanca.”

La perizia psichiatrica secondo la Domenica del Corriere

Il processo iniziò il 4 marzo del 1952 presso la corte d’Assise di Como; il caso era senza misteri, visto che c’era un assassina reo confesso, un’arma del delitto e un movente. La difesa, di fronte all’evidenza dei fatti, giocò la carta della seminfermità mentale. Venne chiamato un famoso perito, il professor Saporito, a visitare la donna. E la sua perizia risultò decisiva: secondo Saporito la donna aveva un male ereditario, che la rendeva temporaneamente incapace di distinguere le sue azioni, un corto circuito mentale che ne aveva alterato la percezione della realtà.


Il contro perito, chiesto dall’accusa, confermò sostanzialmente la diagnosi, e così il 12 marzo venne emessa la sentenza:Pia Bellentani era condannata a 10 anni di reclusione (tre le vennero condonati) di cui tre da trascorrere in un manicomio criminale. In appello le ridussero la pena di altri tre anni, e venne così trasportata nel manicomio criminale di Aversa.


Giornalisti fuori dal carcere di Aversa

Non era una detenuta qualsiasi, e difatti le vennero concessi numerosi privilegi, fra i quali quello di poter tenere con se un pianoforte. Così, nel carcere in cui era prigioniera, tra le altre, la belva di via San Gregorio, Rina Fort, echeggiavano, nelle monotone giornate, le note dei compositori preferiti dalla contessa. Nel 1955, a distanza di soli tre anni dall’accaduto, il presidente della repubblica le concesse la grazia, e la contessa potò tornare in libertà. Il giorno della sua liberazione non parlò con il nugolo di cronisti che la attendevano fuori dal carcere, ma salì su un auto e corse via, destinazione una località dell’Abruzzo.

Le prime pagine dei settimanali

Ad attenderla c’erano le sue due figlie; attorno a lei venne creata una barriera che impedì qualsiasi contatto a giornalisti e fotografi. Visse nell’anonimato più completo fino al giorno della sua morte, nel 1980.

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5 commenti leave one →
  1. Babila permalink
    settembre 26, 2010 10:01 am

    In fondo la “tragicommedia” non ha fatto altro che anticipare di 60 anni quello che accade oggi: una puttana sposa il presidente francese, un’altra puttana diventa moglie del presidente del consiglio italiano, un’altra “sposa” il presidente della camera; come si vede nulla di nuovo sotto il sole, la differenza è che almeno allora un po’ di passione c’era ora nessuna ammazza più nessuno, non è politicamente corretto.

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