
La IV dinastia, che tanto lustro aveva dato all’Egitto, per opera sia dei faraoni che ne avevano fatto parte, sia per le immani costruzioni da essi stessi portate a termine, finisce con Micerino, o Menkaura, secondo la esatta pronuncia egizia, il costruttore della terza piramide, in ordine di grandezza, tra quelle presenti nella piana di Giza. Anche sulla vita di Micerino ci sono più zone d’ombra che di luce: di lui sappiamo quel poco raccontato da Erodoto, peraltro poco affidabile, vista la tendenza a prendere per buone storie tramandate da duemila anni, e chiaramente false ( clamorosa quella della figlia di Cheope che si prostituiva in cambio di una pietra per costruire la piramide del padre!), e quel poco che sappiamo è chiaramente insufficiente a spiegarci quello che avvenne durante il suo regno. A dar retta ad Erodoto, fu di gran lunga il più amato faraone della IV dinastia; pare che fosse un uomo giusto e retto, dedito agli dei e ad una vita morigerata. Prendiamo con le pinze il resoconto del grande viaggiatore dell’antichità e andiamo avanti. Secondo il canone di Torino, un papiro risalente forse ai tempi di Ramsete II, recuperato dal geniale Drovetti e oggi visibile al museo egizio di Torino, alla morte di Chefren salì sul trono Menkaura.

La lista di Manetone, sacerdote vissuto durante i tempi di Tolomeo I, per secoli l’unica fonte attendibile della cronologia faraoina egizia, a salire sul trono sarebbe stato Bicheris, che avrebbe regnato uno o due anni, prima di lasciare il posto a Menkaura. Sul regno di quest’ultimo, chiamato da Erodoto alla maniera greca, Mikerynos, da Manetone Menkheres e dagli autori del Canone di Torino, della lista di Abydos e da quella di Saqqara con la denominazione poi adottata di Menkaure (a), non ci sono dubbi di sorta, e gli studi successivi alla decifrazione dei geroglifici ha confermato la bontà delle fonti. Il suo nome egizio era Horo Kakhet, e il suo regno coprì all’incirca un lasso di tempo di 18-19 anni, durante i quali, come già detto, la cosa più importante che fece ( che almeno noi conosciamo), fu la costruzione nella pianura di Giza della più piccola delle tre piramidi.Alta 65 metri, quindi meno della metà di quella di Cheope (137 metri),larga alla base 108 metri per lato, venne rivestita per circa un terzo di elegante granito rosso, ma venne inspiegabilmente lasciata così.

Forse la morte del faraone, forse la fine dell’età dell’oro, forse un ridimensionamento della potenza e dell’autorità del faraone portarono ad una scelta che lasciò incompiuta l’opera. Di certo al suo interno venne posto un magnifico sarcofago di basalto che venne caricato sulla Beatrice, una nave che doveva trasportarlo in Inghilterra, al British museum. Al largo della Spagna una furibonda tempesta provocò l’affondamento della nave stessa, e il sarcofago e alcune casse contenenti altri reperti importanti finirono, per una sinistra ironia, sul fondo del mare, dopo aver resistito venticinque secoli ai tentativi di sottrazione dei ladri di tombe. Nella piramide vennero costruiti due diversi ambienti: una dedicata al faraone e alle sue necessità, un’altra che non venne completata.
Al lato della piramide vennero costruiti anche un tempio funerario, quasi completamente perduto e un viale riservato alle processioni; un’operazione importante, che mostra come in realtà tutto facesse parte di un disegno molto ampio, probabilmente inteso ad una maggiore glorificazione divina del faraone.

Alcune curiosità:
- fu il colonnello Richard William Howard-Vyse a trovare il nome di Micerino scritto su un soffitto di una delle piramidi delle regine. E fu sempre lui ad inaugurare la triste stagione dell’utilizzo della dinamite per aprire varchi nei monumenti egizi, cosa che venne ripresa in seguito da Giovanni Belzoni.Fu probabilmente il primo bianco a mettere piede nella piramide, dopo naturalmente gli immancabili arabi che, alla ricerca di tesori, avevano da tempo profanato la costruzione, lasciandola, tra l’altro, stracolma di immondizia. Il colonnello rinvenne, nel sarcofago, uno scheletro avvolto sommariamente in un bendaggio rudimentale. Il tutto, spedito al British, venne analizzato successivamente, con la scoperta che non si trattava di uno scheletro del periodo dinastico, ma di datazione nell’era cristiana;
-una delle opere più belle dell’antichità egizia è una lastra in scisto che rappresenta il faraone (posto ovviamente al centro della composizione), tra la dea Hathor e una dea che personifica un nomo locale. L’opera è di una bellezza e raffinatezza che lasciano senza fiato, e che testimoniano il grado eccelso raggiunto dall’arte egizia;
-Reisner, il fortunato professore che la cui equipe scoprì il tesoro della regina Hetheperes, madre di Cheope, individuò, nel 1913, una zona a sud della piramide che serviva per il seppellimento di sacerdoti che vissero durante il regno di Menkaura.













