
La celebre Camera d’ambra
La seconda guerra mondiale non fu soltanto un’ecatombe di vite umane, morte e distruzione sulla vecchia Europa, in buona parte dell’Asia e in Russia, oltre che in Africa. Fu anche una tragedia dal punto di vista della cultura, con la distruzione di importanti centri storici, monumenti, chiese e castelli, oppure di opere di millenaria storia e importanza, come la distruzione dell’Abbazia di Montecassino. Una delle caratteristiche specifiche della stessa guerra, in ambito culturale, fu la spoliazione di musei, case private, chiese e luoghi che presentavano opere d’arte importanti; il Fuhrer, pittore di discreto talento, aveva una personale ossessione per l’arte, voleva ad ogni costo costruire un museo che raccogliesse il meglio di quanto espresso dal talento e dalla genialità umana.

Sophie Schliemann indossa il celebre “Tesoro di Priamo”
Perciò, diede ordine ai suoi generali di spogliare e razziare le capitali europee conquistate, così come dette incarico ai capi delle SS di depredare tutti gli ebrei di ogni nazione dei propri patrimoni artistici. In questo venne coadiuvato con entusiasmo ed energia da Hermann Goering, il suo braccio destro, uomo rozzo e poco colto, che difatti venne truffato per esempio dal grande falsario Van Meegeren, che riuscì a vendergli dei Vermeer perfettamente contraffatti. Fu così che nei sei anni di guerra i paesi europei, principalmente la Francia e in seguito all’armistizio del 1943, anche l’Italia, vennero depredati di migliaia e migliaia di pezzi d’arte: quadri, sculture, arazzi, ma non solo. Nelle rapaci mani dei tedeschi caddero anche la Heilige lunch, la leggendaria lancia di Longino, che la tradizione tramandava come la lancia che aveva trafitto il costato di Gesù sulla croce. Vennero razziate chiese, dalle quali scomparvero pissidi, messali, calici preziosi e tele; in Italia vennero rubati anche alcuni Stradivari, violini considerati il massimo della perfezione acustica.

La Heilige lunch, la lancia di Longino
Il Louvre venne saccheggiato, così come vennero saccheggiati i musei russi che si trovavano nelle città cadute nelle mani dei nazisti: una spoliazione imponente, che riguardò un numero spaventoso di oggetti artistici, ancora oggi numericamente impossibile da quantificare. I treni tedeschi ben presto, oltre ad armi e soldati, si trovarono a trasportare migliaia di casse contenenti quadri, frettolosamente imballati, oppure casse contenti oro e gioielli depredati a famiglie ricche di ebrei, o di semplici oppositori del regime. Proprio di questo tesoro, poco conosciuto, si riuscì a recuperare il depredato. Tanto che dopo la guerra,e ancora oggi, migliaia di dipinti e oggetti preziosi attendono ancora un propietario; i motivi purtroppo sono conosciuti. La stragrande maggioranza delle famiglie ebree venne sterminata nei campi di concentramento, tanto che di alcuni nuclei famigliari si persero completamente le tracce, non essendoci più eredi legittimi.

Subito dopo la conquista di Berlino, le potenze vincitrici misero le loro Intelligence alla ricerca del gigantesco tesoro artistico sottratto; casualmente la Biblioteca Jagellona di Cracovia riebbe indietro tutto il nucleo della sua collezione, contenente per esempio il “Faust” di Rembrandt, la prima edizione del De Revolutionibus di Copernico datata 1543 , lo spartito scritto di pugno da Wolfgang Amadeus Mozart del “Concerto per piano n.27” composto tra il 1788 e il 1791.Venne recuperata, su espresso ordine di Churchill, che sguinzagliò un esercito alla sua ricerca, la Heilige lunch, che venne restituita al Weltliche Schatzkammer dell’Hofburg di Vienna.

Il Louvre si ripolò delle sue opere più prestigiose, mentre solo gli americani scoprirono e identificarono decine di migliaia di opere d’arte, rinchiuse in migliaia did epositi (solo in Bavaria ne vennero soperti 500!). Roma ( e l’Italia) recuperò gran parte di quello che era stato sottratto. Per quanto le potenze alleate vincitrici ci mettessero buona volontà, è evidente che i controlli effettuati sul recuperato non fossero poi così accurati. Mlti ufficiali, sia russi, che americani, inglesi e francesi, non resistettero alla tentazione di arricchirsi illecitamente; a parte la tentazione dell’oro e dei gioielli, che, come già detto, spesso appartenevano a famiglie ormai praticamente estinte, c’erano dipinti di valore che spesso non entravano nelle liste fornite dagli alti comandi, sempre a causa dell’impossibilità di censimento dell’appartenenza delle stesse. Così molti quadri vennero fatti letteralmente sparire, e andarono perduti per sempre. Perduti per l’umanità, naturalmente, non di certo per i cllezionisti senza scupolo che poterono appenderli nelle loro case.

Ovviamente non ci furono solo i nazisti a spogliare i musei; l’esercito russo, entrato a Berlino per primo, aveva un gruppo di punta che era incaricato di recuperare quanto possibile di quello sottratto durante la campagna di Russia, ma non solo. I russi si comportarono nello stesso modo dei tedeschi, adducendo come scusa il diritto ad un risarcimento per i danni subiti durante la guerra. Fu così che dalla Germania sparì l’oro di Priamo, scoperto in Turchia, in quella che Heinrich Schliemann riteneva l’antica Troia; il tesoro, di valore storico e anche materiale asolutamente incalcolabile scomparve nel nulla. Riapparve nel Museo Pushkin di Mosca dopo la caduta del muro di Berlino, scatenando una guerra senza esclusione di colpi tra Germania, che ne reclamava il diritto di possesso, Turchia, che era in origine il posto dove il tesoro stesso venne rinvenuto e Russia, che come già detto ne reclamava il possesso come risarcimento danni.Il tesoro, che comprendeva 700 pezzi tra oggetti in oro, argento, pietre preziose, diademi in oro zecchino con pendagli laterali composti da sedicimila placche agganciate l’una all’altra, le squame di una sirena toccata da re Mida.una salsiera rituale ,bracciali, anelli, lenti di grandezza e foggia diverse, vasi, spille, decorazioni di cristallo, collane d’ambra, asce in lapislazzulo è ancora oggi in Russia, mentre le polemiche sul suo possesso non accennano a diminuire.

Altro tesoro recuperato, questa volta dagli americani, consisteva in 28 casse sottratte a Rodolfo Graziani , maresciallo dell’Impero fascista, comandante delle truppe italiane in Africa, casse che contenevano oggetti sottratti al Negus Hailè Selassiè , fra i quali il prezioso vasellame di famiglia, un’aquila d’oro massiccio che campeggiava sulla sua scrivania,
Ritornando ai russi, la famosa squadra deputata al recupero orpere d’arte mise le mani rapaci su un tesoro inestimabile composto da tele che comprendevano, tra l’altro, il “Conte Lepic e sua figlia” di Degas e altri 73 dipinti , tra i quali “Il giardino” di Monet e “Bagnanti” di Cezanne, oltre a quadri di Van Gogh, Renoir, Seurat provenienti da quelle che erano le collezioni Gerstenberg, Koehler, Krebs.Una minima parte di quanto sottratto alla Germania, la cui lista è stata resa pubblica da un gruppo di lavoro tedesco di Dresda nel 1994 ; una lista che catalogava 200.000 oggetti d’ arte, oltre a due milioni di libri e tre chilometri di materiale d’ archivio.
Ancora loro razziarono 101 opere grafiche, acquerelli, disegni, incisioni firmate Toulose-Lautrec, Manet, Goya, Durer,all’ Associazione culturale di Brema, opere oggi restituite alla Germania.

Purtroppo va detto che molte opere d’arte vennero anche definitvamente perse per pura casualità: nel maggio ‘ 45, un incendio in un bunker berlinese divoro’ piu’ di cento quadri di grande formato di Botticelli, Caravaggio, Giovanni Bellini, Filippo Lippi, Luca Signorelli, Carpaccio, Tiziano.
E’ anche il caso della famosissima camera d’ambra, costruita nel 1699 per la massima parte in mabra, la preziosa resina che fino ad allora non era quasi mai stata utilizzata nelle costruzioni, o comunuqe utilizzata olo in piccoli quantitativi. La camera, rivestita anche di oro e pietre preziose, era stata donata allo zar russo Pietro I; la Bernsteinzimmer, letteralmente camera d’ambra, era un autentico gioiello, composto da pannelli, pareti, mobili e specchi tutti realizzati con l’ambra, ed era uno spettacolo da mozzare il fiato. Lo zar la montò a Zarsko’ e Selo, nella sua residenza non lontana da Leningrado, l’odierna ( e antica) San Pietroburgo. Scomparve durante l’assedio di Stalingrado, e da quel momento non venne trovata più alcuna traccia della sua esistenza; , i russi mobiliatrono alla disperata ricerca del tesoro inestimabile forze colossali. Vennero setacciate miniere, si scese nel baltico alla ricerca di navi che contenessero nella stiva il tesoro sottratto,
Le ricerche storiche effettuate dopo la guerra portarono a stabilire che la camera d’ambra era stata trasportata a Koenigsberg, un piccolo centro tedesco sul Baltico, passata ai sovietici dopo la guerra e ribattezzato Kaliningrad. qui, durante i bombardamenti russi, alcune bombe avevano centrato il castello della città, distruggendolo, e con esso anche la camera d’ambra. La commissione d’inchiesta russa accertò che in effetti il bombardamento aveva quasi cancellato la cittadina; però al solito è anche possibile che qualche squadra di recupero abbia smontato nuovamente la stanza, per nasconderla chissà dove.

L’elenco delle opere trafugate potrebbe continuare ancora a lungo; purtroppo di molte di loro si hanno tracce vaghe. Alcune sono oggi di proprietà di musei, altre di privati. In Italia mancano all’appello, per esempio, due studi per i prigioni e due studi per il Giudizio Universale, oltre alla celebre testa di fauno attribuita al grande scultore; La tela Campagna veneta con fabbricato rurale e alcune figure, del pittore veneziano Canaletto,una venere di tiziano, requisita dai tedeschi ad un privato, una Deposizione di Guido reni, sempre appartenente ad un privato, un Cristo del Bronzino sottratto a Palazzo Pitti a Firenze, un disegno raffigurante Madonna con bambino e San Giovannino di Raffaello, una Madonna con Bambino di Luca della Robbia, terracotta rubata dai nazisti a Fiesole….

In Italia c’è un catalogo ragionato denominato “L’opera da ritrovare”, realizzato da Rodolfo Siviero, che indica quelle che sono le opere più importanti che mancano ancora all’appello:la caccia continua, perchè non è accettabile che un patrimonio dell’umanità finisca per diventare il patrimonio di pochi, o che finisca per essere dimenticato in una delle tante miniere in cui i nazisti nascosero il loro bottino.
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