Via Caravaggio n.78, Napoli. Un palazzo tranquillo, abitato da gente tranquilla; un palazzo con qualche pretesa di eleganza, nel quale abitano Mimmo Santangelo, sua moglie Gemma e sua figlia Angela. Gente dalla vita irreprensibile, che conduce una esistenza assolutamente normale. E’ il 29 ottobre 1975. Dal 20 ottobre l’appartamento è inspiegabilmente silenzioso, il telefono squilla in continuazione; e la cosa dovrebbe sorprendere, in qualche modo, gli abitanti dello stabile, visto che la famiglia Santangelo ha un cane, il piccolo Dick, e conduce comunque una vita sociale. Angela, per esempio, è fidanzata; Mario Zarrelli, nipote di Gemma, è insospettito da quel silenzio, troppo lungo e innaturale. L’ipotesi di una partenza improvvisa della famiglia Santangelo è da scartare; avrebbero avvisato il nipote, o quantomeno avrebbero detto a qualcuno che intendevano lasciare la casa, Non hanno fatto nulla di tutto questo, e quindi il giovane Mario si reca alla polizia, per esternare le sue preoccupazioni. La polizia si reca al civico 78, e suona il campanello, che resta muto. Non filtra luce, dalla casa. Arrivano i vigili del fuoco, che forzano la porta dell’appartamento; appare subito chiaro che nell’appartamento c’è qualcosa di terribile, perchè per terra c’è una striscia di sangue, che corre per tutta la lunghezza del corridoio. In realtà le striscie di sangue sono due, una delle quali è molto larga, e partono dalla cucina e dallo studio di Mimmo per convergere tutte e due dietro la porta del bagno, che è socchiusa. Si intuisce qualcosa, ma nessuno è preparato a quello che realmente c’è dietro quella porta. Sulla scena sono presenti vigili del fuoco, polizia e Mario, il nipote di Gemma; appena viene schiusa la porta, appare una scena degna di un film splatter. Nella vasca da bagno giacciono riversi i corpi di Gemma, di suo marito ed anche di Dick, il cane di famiglia.Manca il corpo di Angela, che viene ritrovato nella camera da letto dei genitori, avvolto nel piumone che copriva il letto. Una scena terrificante, un massacro senza spiegazioni. Le indagini partono subito, e si concentrano sulla quantità di indizi lasciati dal misterioso omicida; ma è giusto parlare di uno o di più assassini? Analizzando la scena del delitto, si osservano particolari strani; la differenza di larghezza delle striscie di sangue, per esempio, che presuppongono due diversi momenti per il trasporto dei corpi, e, ovviamente, due diversi momenti per l’eccidio. C’è sangue sull’interruttore d’accenione della luce, ma non ci sono impronte digitali, il che vuol dire che l’assassino portava i guanti. Un delitto premeditato, quindi, e non occasionale. C’è sangue nel salotto, su di un cuscino, c’è sangue in cucina, c’ sangue nella camera da letto dei due coniugi. Sono vere e proprie pozze di sangue, che indicano come le tre vittime siano state uccise nei tre distinti locali. Ci sono due impronte di sangue sul davanzale del soggiorno, perchè qualcuno si è affacciato dalla finestra. Forse disturbato da qualche rumore, forse per segnalare qualcosa ad un complice in attesa, chissà. In cucina, a parte il sangue sul pavimento, c’è ordine, come del resto in tutta la casa. Il tavolo è apparecchiato, segno che la famiglia si apprestava a cenare.Ma a cenare dovevano essere solo i coniugi Santangelo, perchè i posti prepatati sono due. Angela non sta bene, come testimonia in seguito il medico peronale,e probabilmente deve uscire con il fidanzato. Gli inquirenti ricostruiscono così gli eventi;qualcuno che Mimmo conosce bene suona alla porta, perchè non ci sono tracce di effrazione sulla serratura; l’uomo, anzi, porta il misterioso ospite nel salotto, mentre Gemma è impegnata a preparare la cena. il killer uccide prima l’uomo, spaccandogli il cranio in più riprese con un pesante oggetto; poi è andato in cucina, dove ha fatto la stessa cosa su Gemma, e infine ha chiuso la sua opera uccidendo Angela. E’ tornato sui suoi passi, ha afferrato un coltello dalla cucina e ha tagliato la gola di Mimmo; ha ripetuto poi lo steso gesto su Gemma e infine su Angela, che però era morta per le ferite riportate. L’assassino per precauzione pugnala anche lei,e infine uccide anche il cagnolino. E’ una vera e propria strage, dalla dinamica facilmente intuibile. Ma se il modo di colpire è tutto sommato identificabile con certezza, si sbatte contro un muro, che diventerà in seguito impenetrabile, quando si cercherà di trovare il killer. Non ci sono tracce biologiche del misterioso assalitore; ha i guanti, e questo impedisce di trovare le sue impronte digitali.A dire il vero l’assassino ha lasciato una traccia; è evidente per esempio che il padrone di casa ha offerto da bere al suo assassino, ma le impronte digitali lasciate sono poco leggibili.L’unico vero indizio è un’impronta di un piede, netta, su una macchia di sangue; è un piede che calza scarpe n.42. Siamo nel 1975, è le indagini sul Dna non sono ancora usate. Altrimenti avremmo il profilo genetico del killer, visto che ha bevuto da un bicchiere. Ha anche fumato, lassassino, perchè vengono trovati mozziconi di sigaretta, sia nel salotto che vicino al davanzale insanguinato. Vengono trovati, in cucina, i guanti insanguinati; gli indizi, insomma, ci sono, ma per la tecnologia dell’epoca sono assolutamente inufficienti. Per cui si deve partire da zero, con il classico lavoro da inquirenti, scavando nel passato e nel presente delle vittime, indagando tra famigliari e amici. Il 10 novembre viene ritrovata la Fulvia di Mimmo Santangelo; è lontana da casa, sembra abbandonata da tempo, perchè ha anche la batteria scarica. E’ un ritrovamento fondamentale; un testimone racconta che la sera del delitto, mentre tornava a casa, ha visto verso le due di notte quell’auto che corrreva al alta velocità, con al volante un uomo grande e grosso. Lo intravede solo per un attimo, ma quella descrizione porta gli inquirenti a casa di Domenico Zarrelli, fratello di Mario, l’uomo che aveva contattato la polizia. E’ uno studente bohemienne, dedito alla bella vita, sempre a corto di denaro; ha una relazione con una ballerina sudamericana, e sopratutto e un pezzo di giovane alto e robusto. Basta questo per farlo diventare automaticamente l’autore del brutale massacro? Evidentemente si. Ma ci sono parrticolari stridenti;essendo molto alto, l’uomo ha i piedi proporzionati all’altezza. Calza il n.45, ma l’impronta trovata in via Caravaggio apparteneva ad una scarpa n.42. Domenico Zarrelli viene convocato in questura, dove viene trattenuto per ore; l’umo che ha incrociato la Fulvia, la notte del delitto, attraverso un vetro, riconosce, pur tra titubanze, Domenico Zarrelli come conducente dell’auto. E’ un’i dentificazione facilmente smontabile. In una Lancia Fulvia, per la sua particolare costruzione, un uomo alto come Domenico non potrebbe essere visto in volto da nessuno. Chi è stato alla guida di quell’auto sa, per esempio, che una persona alta finisce per toccare il tetto.Ma questo al momento, non sembra interessare gli inquirenti; c’è un’identificazione, pur dubbia, c’è la indubbia prestanza fisica dell’uomo, c’è il suo bisogno di denaro e la sua vita turbolenta. In più Domenico presenta delle ferite alle mani; è caduto sul porfido, dice lui, ma non viene creduto. Ergo, Domenico è colpevole; ha ucciso la famiglia Santangelo in seguito ad una lite con la zia per motivi di denaro non prestato. Non serve, a Domenico, presentare un alibi; la sera del delitto stava guardando Amici miei, al cinema; cosa confermata dalle maschere del cinema, con l’esclusione di una che testimoniò di averlo visto il giorno dopo. Sulla base di questi discutibili indizi Domenico, il 26 marzo, viene arrestato. Una testimonianza sembra confermare la tesi della polizia;un vigile notturno testimonia che la sera successiva all’eccidio, qualcuno ha acceso una luce in casa dei Santangelo; per la polizia è un chiaro depistaggio, Domenico si è recato sulla scena del delitto per cmbiare la stessa, per stornare i sospetti da lui e per cancellare prove e fabbricarne di nuove. Il 30 maggio Domenico Zarrelli è rinviato a giudizio;3 anni dopo arriva il processo e la sentenza. Per Zarrelli c’è l’ergastolo, avendo egli, secondo l’accusa, ucciso per motivi abbietti Mimmo,Gemma e Angela Santangelo. e’ l’inizio di una calvario per il giovane, che tuttavia può contare sull’appoggio appassionato del fratello, avvocato, e sulla personale tenacia, la tenacia di chi sa di essere innocente. In carcere Domenico studia legge, e infatti diventerà avvocato. In un’intervista televisiva, rilasciata a Blu notte, Domenico Zarrelli ha raccontato di non aver mai avuto paura di finire, innocente, in galera per sempre, e di aver avuto sempre fiducia nella giustizia. Nel processo d’appello Mario Zarrelli smonta i flebili indizi su cui si era basata l’accusa davanti al primo grado di giudizio; l’uomo che ha visto suo fratello al volante della Fulvia ha visto un uomo più basso, perchè, come abbiamo detto, Domenico entrerebbe in una Fulvia solo con grandi sforzi, e non potrebbe mostrare il volto inetro nemmeno volendolo. L’alibi del cinema è confermato, c’è l’impronta n.42 che non corrisponde ai suoi piedi. In quanto alla possibilità che Domenico sia andato il giorno dopo a modificare l’impronta, stampandola nel sangue ormai coagulato, è solo una teoria peraltro molto fragile. in ultimo; se davvero Domenico ha ucciso la zia per banali motivi economici, perchè uccidere prima lo zio? Il 6 maggio 1981 la corte assolve per insufficienza di prove Domenico; è una vittoria solo a metà, perchè non c’è l’assoluzione con formula piena.Cosa che avviene nel 1983, quando un nuovo processo stabilisce che Domenico Zarrelli non centra assolutamente nulla con il delitto.Ipotesi definitvamente confermata dalla Cassazione.8 anni dopo Zarrelli è libero definitvamente dall’accusa infamante. Si riparte da zero, con tutti i dubbi che erano emersi già all’indomani del ritrovamento dei corpi. Forse il movente è da cercare in qualche oscuro episodio della vita dei Santangelo;ed è da qui che si riparte. Si indaga sulla vita di Mimmo, ma è buio pesto; la sua è una vita anonima, senza nessun appiglio, così come è tranquilla la vita di Angela, una ragazza che sembra più grande della sua età, che a 19 anni già lavora, è riservata, non offre nessun mistero particolare.Forse l’unica vera motivazione è nascosta nell’inquietudine che sembra esserci in famiglia. Gemma è preoccupata per qualcosa legata al lavoro del marito, che riceve strane persone, che forse è coinvlolto in cose poco chiare. Di certo c’è che Gemma ha paura;come ha paura Angela. Di cosa? Forse tutto è legato ad un capanno che i Santangelo hanno affittato ad un misterioso ingegnere, e nel quale è avvenuto qualcosa. I Santangelo, recatisi nel locale, scoprono brandine e strani strumenti, alambicchi in vetro e altro.Forse il locale è usato per qualche cosa illecita,e i Santangelo hanno visto qualcosa di troppo, ma non è chiaro, come nulla è chiaro in questo caso. La polizia indagò sul passato dell’uomo, sul suo primo matrimonio, ma raccolse solo indiscrezioni e null’altro. Così, dopo qualche anno, il caso venne archiviato come opera di ignoti. Della belva feroce di via Caravaggio non venne mai accertata l’identità, il delitto restò senza un movente, e a meno di un’mprobabile confessione dell’autore, resterà confinato tra quei delitti consumati nell’oscurità e detinati a rimanere senza colpevoli.
La misteriosa strage di via Caravaggio
Settembre 25, 2009 di paultemplar
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